Negli ultimi anni, al cinema e in tv, di pirati se ne sono visti parecchio. Ma nessuno così affascinante, spavaldo e sopra le righe come quelli che imperversano per i mari in Black Sails, show televisivo già di culto creato da Starz e in onda in Italia su AXN HD (canale 122 di Sky). E potete starne certi, la terza, nuovissima stagione della serie non sarà da meno delle precedenti.

 

I nuovi episodi partono in prima visione tv su AXN HD da martedì 26 gennaio alle 21. La terza stagione di Black Sails, tra l'altro, andrà in onda in contemporanea con gli Stati Uniti, così da non lasciare indietro i tanti fan italiani della serie che vanta come produttore esecutivo il celebre regista Michael Bay.

 


Tornano i protagonisti delle prime due stagioni: dopo la distruzione di Charles Town il capitano Flint, interpretato come sempre da Toby Stephens, è impegnato a seminare il terrore, frenato nel suo impeto sanguinario solo da John Silver (Luke Arnold); nel frattempo Jack Rakham (Toby Schmitz) e Charles Vane (Zach MacGowan) lottano per prendere possesso di Nassau.

 

L'unico che però può presentare al meglio questa terza stagione di Black Sails è prorpio Toby Stephens, alias il capitano Flint, di cui riportiamo alcuni estratti da un'intervista esclusiva.

 

Il capitano Flint è in una fase diversa in questa stagione tre, rispetto alle precedenti?

Sì, riparte da dov'era dopo Charles Town. Penso che dopo la morte di Miranda Barlow si sia chiusa una porta sul suo passato, che ci sia stato uno strappo e ora lui sia diventato effettivamente il mostro che un tempo presentava al mondo ma che in realtà non era. Ora è davvero un mostro. All'inizio della stagione tre vediamo questo tizio implacabile, senza rimorsi, che cerca di vendicarsi dell'Inghilterra. Ma vediamo anche oltre la facciata. Vediamo questo suo conflitto interiore che ci fa capire di avere ancora davanti un essere umano. Un uomo che cerca un nuovo scopo, uno scopo che non consista solo nel distruggere l'Inghilterra.

 

Com'è poter lavorare così a lungo su un personaggio?

È grandioso avere un arco narrativo così lungo, da permetterti di raccontare una storia complessa. Di solito, invece, hai due ore al massimo per dire quello che devi dire. Per cui ci puoi mettere dentro più sfaccettature. 

 

Il tuo personaggio ti ha permesso di esplorare territori in cui non ti eri mai addentrato in passato?

Decisamente, anche perché non ho mai interpretato un personaggio così violento. E non ho mai dovuto fare qualcosa di così intimo come baciare un altro uomo. Me lo avevano detto subito, al momento di firmare il contratto, che Flint è gay, e io ho pensato che fosse un personaggio incredibile, con così tanti lati differenti: è violento e maniaco del controllo, ma allo stesso tempo nasconde di essere anche qualcosa di completamente diverso.

 

Ti hanno stupito certe reazioni alla rivelazione della sua identità sessuale?

No, non mi hanno sorpreso per niente, sapevo che ci sarebbe stata una reazione simile. Voglio dire, costruisci un personaggio così forte, che ammazza gente a destra e a manca, con cui in tanti si identificano perché è un duro, e poi a un tratto - che cosa? - riveli che è gay! Ma non è la sua identità sessuale a definirlo, lui, come chiunque altro, è anche molto di più.