David Saltuari

Da oggi anche la Camera dei deputati ha il suo canale su YouTube. Ad inaugurarlo è stato il presidente Gianfranco Fini con un video nel quale dà il benvenuto ai visitatori. E bisogna dargli atto di aver adottato da subito un linguaggio e uno stile che evitano l'eccesso di retorica istituzionale: "Su YouTube ci sono tante porcherie e qualcuno potrebbe pensare che noi ne siamo la conferma" (qui sotto il video completo). Certo, persiste l'idea di volers avvicinare ai giovani (un concetto dai confini alquanto incerti), dimenticandosi forse che YouTube lo usano anche (se non soprattutto) trentenni e quarantenni. Ma questo sono sottigliezze e bisogna fare tanto di cappello al presidente della Camera per aver, come dice lui, accettato la sfida di esplorare nuovi strumenti di comunicazione.

Anche se è appena partito, il canale della Camera su YouTube è già abbastanza ricco di materiali. Accanto a video molto istituzionali e che rasentano il comunicato stampa (come quello dedicato alla visita di Nancy Pelosi), si affacciano altri un po' più interessanti per chi è incuriosito alla macchina istituzionale: dai filmati storici dei primi anni di Montecitorio, fino all'intervista a Siegfried Brugger, che spiega come si tiene insieme il gruppo misto. Certo, nessuno di questi video scalerà la classifica dei più visti, ma la nicchia degli appassionati di curiosità istuzionali è abbastanza vasta da garantire una certa diffusione.

Più inutili forse altri video, con le interviste ai vari capigruppo che ripetono le posizioni dei propri partiti sulle principali questioni politiche. Concetti già ampiamente espressi attraverso i media tradizionali, un po' noiosi rivisti e ripostati su YouTube. Per il futuro ci si può ispirare agli omologhi esteri per calibrare lo stile su un linguaggio più web. Il canale della Casa dei Rappresentanti del Parlamento americano è molto povero di video propri, ma ospita i video dei singoli congressisti. Con un senso dello spettacolo tutto americano, per esempio, vengono mostrati i gatti di Nancy Pelosi in giro per l'ufficio di presidenza o Ron Paul, ex-candidato alle primarie repubblicane, che rende quasi interessante e divertente l'inflazione tedesca durante la Repubblica di Weimar (guardare per credere). Non è insomma necessario rinunciare ai contenuti per farsi vedere; basterebbe magari alzarsi dalla poltrona e parlare un po' più a braccio.

Un altro modo, più attivo, per aprire le istituzioni ai navigatori della rete lo ha trovato l’Istituto per le politiche dell’innovazione. Dopo il dibattitto intorno all'emendamento D'Alia riguardo i contenuti di Facebook e YouTube e il contro-emendamento a firma Cassinelli, l'istituto ha pubblicato su piattaforma wiki il testo in questione. E' dunque aperto a suggerimenti e integrazioni da parte dei navigatori. Senza nessuna garanzia di lettura da parte dei legislatori, ma intanto è già un piccolo esperimento che può dare buoni frutti.