di Francesco Chignola

Anche l'Italia è finalmente "collegata". La rivista americana Wired, fondata dal giornalista di origini italiane Louis Rossetto e Jane Metcalfe nel marzo 1993, è da sempre uno dei massimi punti di riferimento sulla tecnologia, e la più diffusa finestra aperta sul rapporto che questa intraprende con la cultura, l'economia e la politica.

L'edizione tutta italiana di Wired ci ha messo quasi 16 anni ad arrivare, ma ci siamo: il primo numero, per il mese di marzo 2009, con Rita Levi Montalcini in copertina, è uscito il 19 febbraio con una tiratura di 250 mila copie al prezzo di 4 euro. Il magazine è accompagnato ovviamente da un ricco sito web in cui sono presenti anche contenuti inediti per la rete.

La blogosfera italiana non si è fatta attendere per commentare l'evento. Ecco i pareri di alcuni blogger.

Assolutamente positivo quello di Felipe Gonzales: "Una rivista interessante con una grafica molto curata e idee che guardano al futuro e per il futuro". Il guru dei blog tecnologici italiani Andrea Beggi la promuove: "l’intervista a Rita Levi Montalcini di Giordano mi è piaciuta molto, ed il pezzo di Luca Sofri è gradevole, anche se non dice nulla di nuovo per coloro che bazzicano da queste parti da un po’". Anche Massimo Mantellini ("l’intervista di Paolo Giordano a Rita Levi Montalcini è molto molto bella") è d'accordo, e la "cover story" è definita "un’intervista acuta e delicata al tempo stesso" da Scappo Ma Resto. Gigi Tagliapietra è contento: "mi sembra davvero un bel segnale: fare un nuovo mensile che parli di tecnologia in Italia mi sembra proprio un segno di fiducia nel futuro". Babilonia  commenta "Non male a parte l’alto numero di spazi pubblicitari".

Non la pensano decisamente allo stesso modo Marco Mazzei, che inizia il suo post dicendo "Wired Italia non mi ha convinto. I giornali non si devono mai giudicare dal primo numero, ma per ora proprio non vedo il giornale", e Dario Salvelli che titola "Troppo fumo niente Wired". Catastrofista il commento di Fedecairo: "Rispecchia i nostri tempi: tanta forma, poca sostanza". Minimizza le critiche in modo divertito Iguana: "Ci sono 80 pagine di pubblicità? Sopravviverò. In compenso mi pare che ci siano delle gran belle foto, che la rivista sia stampata in maniera splendida, che la grafica sia davvero gradevole. I contenuti? oh… è una rivista. Non so voi, ma io la leggo in bagno."

La maggior parte dei pareri però si situa a metà strada. Enrico Pascucci di Appunti Digitali scrive di gradire "il tono schierato ma mai politicamente di parte", "l’uso di parole che, solo nel Bel Paese, ancora suscitano sospetto" e "il bellissimo paginone pieghevole, ma di essere "molto deluso dai contenuti". Alfonso Bozzelli scrive: "l’impatto grafico non è dei migliori, verso la fine del giornale si fa fatica a distinguere tra pubblicità e articoli [...] complessivamente rimane comunque una buona lettura da affiancare a Nova24". Abel's Land lamenta la scarsa profondità degli articoli ma aggiungendo "C’è da considerare che è anche il primo numero e che quindi ha moltissimi margini di miglioramento e credo che una base solida comunque ci sia e che si veda parecchio". Similmente ottimista il parere di Dario Bonacina: troppa pubblicità e poca rivoluzionarietà ma, scrive, "a mio avviso il progetto di italianizzazione è ammirevole: questo primo numero è il primo passo di un cammino iniziato mesi e mesi fa, e non è certo il traguardo".