Accanto al fenomeno del social network sta prendendo sempre più piede Tumblr, una piattaforma che semplifica (e democratizza) l'esperienza del blogging con l'esaltante risultato di un "ritorno alle origini". E con un grande seguito, anche in Italia
Di questi tempi, tutti sono occupati a parlare dell'esplosione di Facebook, del declino di Myspace, dell'avanzata minacciosa di Twitter. Ma accanto agli ormai quotidiani e abituali andirivieni dei social network, è nato un fenomeno marginale ma che possiede il potenziale per una piccola rivoluzione. O meglio: per ritrovare il gusto delle vecchie abitudini di una volta. Come i blog. Ve li ricordate, i blog?
Si chiama Tumblr. Cos'è? Si tratta di una piattaforma di blogging, come ce ne sono molte altre. Un luogo dove è possibile iscriversi e creare il proprio blog. Fin qui, tutto normale. Ma la sua diversità è evidente fin dalla sua "tagline", la frase scelta per descriverlo: è "il modo più facile di bloggare". Ci si iscrive in pochi secondi, e una volta dentro ci si rende conto della differenza radicale con le altre piattaforme. Si può scegliere tra sette tipologie di post (testo, foto, citazione, link, chat, audio, video) e ogni post richiede, anch'esso, pochi secondi.
Ma una delle cose più belle dei Tumblr è l'uso che ne viene fatto. Assomiglia molto a quello dei primissimi blog, che spesso non erano che raccolte di link a contenuti prodotti da altri ed eventualmente commentati. Più condivisione che produzione di contenuti, insomma. Ma il vero segreto del successo è un'arma micidiale chiamata "reblog": quando vedi un contenuto che ti piace su uno dei tumblr che segui puoi condividerlo (anche modificandolo) sul tuo. Semplicemente cliccando, appunto, il bottone "reblog".
Ma l'altra cosa bella è che ciascuno ne può fare quello che vuole. Scriverci un libro, un album di foto, una raccolta di brani musicali o di video, o tutto quanto insieme. Con una facilità e un'immediatezza che piattaforme avanzate come WordPress, la più in voga da molto tempo tra i blogger, avevano dimenticato.
E poi, nato quasi come un movimento underground, esiste anche una congrega di tumblr italiani. Che tra di loro si chiamano "tumbleristi", membri di una "tumblosfera", comunicano e si linkano tra loro, organizzano raduni, facendo qualche volta un po' arrabbiare quei (pochi) blogger che si sono tenuti strette le loro tradizioni. In realtà , molti di questi tumbleristi vivono una doppia vita: da una parte il buon vecchio blog, dove si continua a scrivere per il piacere di scrivere. Dall'altra il tumblr, dove raccogliere pensieri estemporanei, spunti curiosi, e via dicendo.
La forza del tumblr è forse questa: certe volte un flusso di contenuti altrui dice molto più di noi rispetto a quello che riusciamo da esprimere con le nostre stesse parole - o con i nostri post.