di Marco Agustoni

In molti ancora non hanno capito come farli fruttare, ma tutti ne vogliono una fetta, un brandello, quantomeno le briciole: stiamo parlando dei social network più in auge del momento, dai più noti Facebook e Twitter agli sconosciuti (almeno in Italia) Orkut e Vkontakte. Perché questi siti riescono a far iscrivere milioni di utenti e, a differenza della maggior parte dei luoghi della Rete - dove l'identità degli internauti rimane sfumata - invogliano le persone a parlare di sé, rivelando informazioni preziose ai fini della pubblicità targettizzata. Ma quando affidate i vostri contenuti personali ai vari social network, siete consapevoli di chi ci sia dietro questi nomi simpatici e rassicuranti?

La notizia dell'ultima ora riguarda Facebook, il social network da 300 milioni di iscritti fondato dal venticinquenne Mark Zuckerberg che nel giro di pochi anni è riuscito a colonizzare l'Europa intera e buona parte degli Stati Uniti, e più in generale a estendere le proprie mire al mondo intero. Numerose azioni del social network di proprietà della Facebook, Inc. sono state infatti acquistate dalla holding russa Digital Sky Technologies, interessata ad ampliare ulteriormente la propria quota (al momento ne possiede all'incirca il 3,5%). E questo dato risulta ancora più interessante se si considera che la stessa DST, di recente, si è impadronita di una quota significativa di Vkontakte, il social network più diffuso in paesi come Russia, Bielorussia e Ucraina, non a caso chiamato il “Facebook russo”, dato che presenta molte - e di certo non casuali - somiglianze con la creatura di Zuckerberg.

Gli ex sovietici si stanno quindi facendo avanti in questo mercato relativamente nuovo. Ma, al contrario di Facebook, rimangono saldamente in mani yankee Hi5 (diffuso soprattutto in America Latina) e il social network professionale Linkedin, così come ci sono pochi dubbi sulla proprietà di Windows Live Space: è tutta roba di Microsoft, ovviamente. E anche Twitter, attualmente il sito con il tasso di crescita più alto della Rete, nonostante i numerosi investitori che stanno pompando capitali nella società californiana rimane ancora statunitense al cento per cento (tra i finanziatori, i fondi di venture capital newyorkesi Insight Venture Partners e Union Square Ventures).

MySpace, fino a qualche tempo fa avanguardia e primo della classe tra i social network, è stato ormai surclassato dal suo principale competitor, Facebook, cui ha dovuto cedere il primato pressoché ovunque. Nonostante ciò, l'attuale proprietario di MySpace non sembra essere intenzionato a disfarsene, forse in attesa di far fruttare a dovere l'oneroso acquisto: stiamo parlando del conglomerato mediatico News Corporation, dell'australiano Rupert Murdoch, che acquistò il social network nel 2006 per la bellezza di 580 milioni di dollari. Tra i concorrenti di Facebook e MySpace figura invece Orkut, popolare soprattutto in Brasile e in India, ma presente anche negli Stati Uniti: come il servizio di video sharing YouTube, anche il social network è stato di recente acquisito dalla Google Inc. fondata da Larry Page e Sergey Brin (ma quotata in borsa e proprietà di vari azionisti e investitori istituzionali).

A rifiutare una generosa offerta di Google fu invece Friendster, vero e proprio pioniere tra i social network, nato nel 2002 e con sede a Sidney, in Australia. Oggi, con i suoi 90 milioni di utenti (situati soprattutto in Asia), Friendster è per lo più sostenuto da capitali di investitori come le società californiane di venture capital Kleiner Perkins Caufield & Byers e Benchmark Capital. In questo complicato scacchiere si inseriscono però i finlandesi della Sulake Corporation, proprietari di Habbo, e un po' a sorpresa anche i ciprioti: Badoo, per quanto concettualmente britannico, è infatti di proprietà di una compagnia offshore situata a Cipro, la Badoo Services Limited. Ma anche qui intervengono gli ex sovietici: nel 2008, il 10% delle azioni di Badoo sono state acquistate dalla compagnia russa di investimenti Finam. Ma non ci siamo scordati di qualcuno? E i cinesi dove sono finiti? Niente paura, ci sono anche loro e possono far leva sulla propria forza demografica: il servizio di instant messaging QQ, con i suoi oltre 300 milioni di iscritti, è interamente posseduto dalla società cinese (per quanto la sede si trovi, per motivi facilmente intuibili, alle isole Cayman) Tencent Holdings Ltd. Ma a sua volta – colpo di scena -  la Tencent è per buona parte proprietà della multinazionale dei media Naspers, con base in Sudafrica.

In questo scenario in continua evoluzione, difficile prevedere quali saranno le prossime mosse, e soprattutto chi avrà la meglio, nella Guerra Fredda dei social network. Soprattutto se si tiene conto delle difficoltà finora incontrate nel far fruttare questo tipo di siti: lo stesso Facebook, a dispetto del successo planetario, è tutt’altro che una gallina dalle uova d’oro e solo quest’anno, per la prima volta, è riuscito a chiudere il bilancio in positivo. Il successo di pubblico dei social network, infatti, è al momento poco monetizzato: a dispetto dei milioni di utenze, i ricavi finora sono pochi. Questo è dovuto in parte agli investimenti pubblicitari ancora limitati, in parte al fatto che i servizi offerti possono difficilmente essere resi a pagamento, idea solitamente poco tollerata dagli utenti, che tenderebbero ad allontanarsi. In molti stanno lavorando sul problema – pare ad esempio che Twitter preveda di ampliare la propria profittabilità nel giro di pochi anni – ma nessuno ha ancora trovato la mossa vincente.