di Francesco Chignola

A tre anni e mezzo dalla sua nascita, dopo la sbornia di Facebook, anche in Italia ci stiamo accorgendo tutti dell'influenza sempre maggiore che sta avendo Twitter in tutto il mondo. Ma al servizio di microblogging ideato da Jack Dorsey manca ancora qualcosa per sfondare nel nostro paese e in altre nazioni statisticamente poco avvezze all'inglese, seppure all'interno di un'interfaccia intuitiva come quella di Twitter. Ovviamente ci riferiamo alla lingua. Ma adesso da San Francisco arriva una novità destinata a rivoluzionare l'accesso al social network: Twitter verrà tradotto in quattro lingue.

Anzi, no. Meglio fermarci subito. Perché nel mondo dei social network e del 2.0 la collaborazione della community (della "base", si direbbe in politica) è considerata fondamentale. O forse il motivo è che in questo modo si risparmiano un sacco di soldi che andrebbero in appalti a società di traduzione oppure in recruiting di giovani traduttori "amatori" in giro per il mondo? Quale sia il motivo, l'annuncio fatto sul blog ufficiale dal co-fondatore e direttore creativo Isaac Stone detto Biz, è molto chiaro: il servizio verrà tradotto in francese, italiano, tedesco e spagnolo. Ma saranno gli utenti stessi a farlo, tramite un apposito tool.

Twitter non è certo il primo social network a servirsi degli utenti per implementare i propri servizi. Lo stesso Facebook, per le prime versioni in lingua non inglese, si è affidata al lavoro degli utenti di tutto il mondo. Un modo come un altro per fare propria la filosofia dell'open source? Un modo per reclutare giovani talenti?

Fermate i calori, vi dobbiamo dire una cosa importante prima che cominciate a tempestarli di email: quelli di Twitter, come già avevano fatto quelli di Facebook, non vi daranno un dollaro. E ci mancherebbe altro: lavorare per un servizio così importante dev'essere un piacere e un onore, no? Ma ci sarà una ricompensa, e che ricompensa: un bel badge colorato apposto sopra il vostro nome nel profilo. Una icona con la scritta "traduttore", molto simile alla scritta "verified account" che da qualche tempo caratterizza i profili dei VIP cinguettanti la cui autenticità è stata verificata.

Fino ad adesso abbiamo scherzato: in realtà questa sarà un'occasione molto interessante per provare sul campo l'applicazione di un grande sistema collettivo e collaborativo. Una novità che arriva proprio nei giorni in cui, stuzzicato da un articolo del Telegraph che annunciava l'arrivo dei video-cinguettii, lo stesso Biz Stone ha tenuto chiaramente a ribadire ancora una volta che lo spirito di essenzialità del servizio non si cambia per nessun motivo: "Nessun video, sempre 140 caratteri inclusi gli spazi. Conosci la routine!". La risposta, per stile e chiarezza, non c'è che dire, è proprio twitteriana.