di Gabriele De Palma

Odio i lunedì, canta Vasco Rossi, o per restare in ambito anglofono Goodbye blue Monday come scrive Kurt Vonnegut in Breakfast of Champions. I lunedì sono infatti i giorni più tristi della settimana, e i venerdì quelli più felici, anche in base all’Indice della Felicità Interna Lorda (così viene scimmiottato il Prodotto interno lordo, o Pil) divulgato da Facebook, un indice che illustra la felicità della nazione giorno per giorno.

Per ottenere il grafico, che copre gli ultimi due anni, i ricercatori hanno studiato i messaggi dei cento milioni di utenti statunitensi del più popolare tra i siti di social networking. I giorni felici sono quelli in cui compaiono termini quali “happy”o “awesome”, in quelli tristi invece gli status update sono pieni di “sad”, “doubt”, “tragic”. Nessuna grossa sorpresa dato che la felicità tocca i suoi vertici durante le feste comandate, mentre la tristezza si impossessa degli utenti Usa di Facebbok in genere a inizio settimana lavorativa.
Il giorno del ringraziamento (il quarto giovedì di novembre) è quello che rallegra di più gli statunitensi, seguito dalla festa della mamma, Natale, Pasqua, Halloween, Capodanno e la finale del Superbowl.
Il giorno più triste degli ultimi due anni è stato per gli americani il 22 gennaio 2008, data in cui si è spento l’attore Heather Ledger.

L’idea alla base di questo indice è che i termini usati o cercati nel web siano indicatori dello stato d’animo degli utenti. Un indice simile è stato redatto pochi mesi fa dall’Università del Vermont e battezzato We Feel Fine, sfruttando i dati estrapolati dalle ricerche online, blog e Twitter. Kramer, ideatore dell’Indice della Felicità Interna Lorda  ritiene che il Pil sia ormai un indice inutile dal momento che il denaro non fa la felicità e nonostante la sua idea sembri provocatoria e campata in aria, in Francia – con ben altri mezzi che non Facebook - il presidente Sarkozy ha chiesto ai premi nobel Joseph Stiglitz e Amartya Sen di elaborare un nuovo criterio per giudicare le performance economiche e i progressi sociali di una nazione, che dovrebbe sostituirsi al Pil.

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