di Gabriele De Palma

Il conto alla rovescia per Avatar è iniziato. Meno di un mese all’uscita nelle sale cinematografiche (16 dicembre in quasi tutto il mondo, in Italia, forse per non sottrarre pubblico ai cine-panettoni, uscirà invece il 15 gennaio) dell’ultimo prodotto confezionato da James Cameron e meno di due settimane all’esordio del videogame omonimo, che verrà lanciato in tutto il mondo dal primo dicembre e sarà disponibile per tutte le console in commercio. È la crossmedialità, come dicono i tecnofili, cioè lo stesso contenuto declinato su media diversi, e in questo caso uno dovrebbe fare da traino all’altro. Se del film si sa più di qualcosa grazie al battage di informazioni, di trailer sparsi in rete, di eventi per promuoverlo, sul gioco, prodotto da Ubisoft, si sa di meno. Col film il videogame condivide moltissimo, a partire dall’aspetto più spettacolare e cioè Pandora il mondo sospeso in 3D così bello da togliere il fiato e così pericoloso da non restituirlo più. È un gioco ‘sparatutto’ vissuto in terza persona (si vede il proprio avatar dall’esterno) ed è anche un gioco di ruolo che ricalca in parte la trama del film e in parte la precede temporalmente. Il giocatore inizia l’avventura arrivando in qualità di tecnico militare su Pandora. Qui gli viene assegnata una missione da svolgere nel mondo ostile dove vipere, vermi, piante e persino l’aria possono essere mortali, per non parlare dei veri nemici: i Na’vi, gli indigeni di Pandora. A un certo punto del gioco il tecnico militare si trasforma, come nel film, in un avatar ovvero un ibrido tra Na’vi e umano controllabile col pensiero dall’umano e molto più adatto all’ecosistema insidioso. A sentire le critiche di chi l’ha provato in anteprima e a vedere i video rilasciati da Ubisoft la cosa più bella è l’esperienza visiva, il panorama paradisiaco in cui ci si muove, cui però è meglio non prestare troppa attenzione mentre si gioca, per evitare di ritrovarsi vittime di qualche meraviglioso agente assassino.