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E’ la convergenza, ragazzi. Non quella tecnologica, con varie funzioni sugli stessi dispositivi. Parliamo di Cultural Convergence, la tendenza che vede il flusso di contenuti su più piattaforme e il conseguente migrare del pubblico a caccia di nuove esperienze d’intrattenimento. Adesso è il momento d’intensi scambi tra videogiochi e audiovisivi. Dove, mentre i primi non fanno che regalare personaggi al grande schermo (Supermario, Lara Croft, tra poco Tekken), sempre più prendono in prestito linguaggi espressivi, scansioni temporali e tecniche narrative dalla serialità televisiva.

Nati come prolungamento di marketing delle serie originali, spesso con la collaborazione degli stessi autori, alcuni videogame non sono per questo privi di fascino e originalità. E’ il caso di 24: The Game,  che s’inserisce nel buco narrativo tra la stagione 2 e la 3 delle avventure dell’agente antiterrorismo Jack Bauer. Non solo ricalca modalità narrative proprie della serie, come lo split screen e il ritmo incalzante, ma esplora quel vuoto narrativo, dando conto di molti risvolti e relazioni tralasciate dal racconto della serie madre. Scelta simile quella del videogame Lost: Via Domus, dove si esplorano gli scenari tra le stagioni 1, 2 e 3. Con un nuovo sopravvissuto al disastro aereo del volo Oceanic 815, tale Elliot, che ha perso la memoria dopo essere precipitato sull’isola e ora la deve recuperare. C’è infine il caso dell’attesissimo  Prison Break: The Conspiracy, in uscita il 30 marzo. Nel gioco l’agente Tom Paxton, personaggio non presente nella serie, avrà il compito di infiltrarsi nel carcere dove i fratelli Scofield preparano la loro evasione. La storia, su un doppio registro, avrà degli sviluppi autonomi ma anche delle scene ricalcate dalla serie Tv, dove il nuovo personaggio agisce all’insaputa dei vecchi.

Ma è di fronte ai videogame di nuova generazione, come Alan Wake e Heavy Rain, che possiamo parlare davvero di novità decisive. Il primo, con la storia di un famoso scrittore che vede le pagine più terrificanti del suo romanzo prendere vita, è progettato per funzionare come una storia a metà tra un film horror e una serie come Twin Peaks. Ma è con Heavy Rain che si va davvero oltre. E non solo per la grafica all’altezza di un film in 3D. Il game implica un totale coinvolgimento emotivo del giocatore e permette di entrare in quattro personaggi diversi, le cui vite si intrecciano intorno a una serie di misteriosi delitti. Ma le azioni classiche dei videogiochi, come inseguimenti, pestaggi e sparatorie, sono ridotte al minimo. Mentre massima è l’interattività, col giocatore che condivide i pensieri del suo avatar, chiamato continuamente a scegliere tra opzioni multiple. Dalle cui biforcazioni scaturiscono diversi possibili sviluppi della storia.

Per fare un esempio: un detective è in un negozio per interrogarne il proprietario quando entra un rapinatore. Il detective deve decidere quali frasi dire e, di conseguenza, come comportarsi: chiamarsi fuori, reagire, negoziare. Ad ogni scelta corrisponde un diverso possibile sviluppo: il detective fa la figura del vigliacco e non ottiene le sue informazioni; interviene e viene ferito, o causa la morte del testimone; oppure risolve il conflitto con una negoziazione e ottiene le informazioni che gli servivano.

Insomma, davvero un’esperienza inedita d’intrattenimento: come essere insieme il regista e lo sceneggiatore della storia. Al lavoro mentre la storia si svolge. A questo punto: quando un videogame che diventa serie Tv? Forse, come si mormora, proprio col personaggio dello scrittore horror Alan Wake? Lo vedremo presto.

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