di Camilla Sernagiotto

Pedinamenti, appostamenti notturni e scatti rubati? Roba vecchia e sorpassata!

L’era dell’investigatore privato è tramontata, dal momento che i trucchi del mestiere per cogliere in flagrante il marito fedifrago o la moglie infedele non servono più: ormai c’è Facebook, una vera e propria miniera di indizi e prove dei tradimenti e delle marachelle coniugali!

Parola degli avvocati divorzisti americani, che nel social network fondato da Mark Zuckerberg hanno invece trovato una miniera d’oro: non costa nulla navigare nel mare di informazioni che ogni utente tatua in maniera indelebile sulla rete!
E i guadagni sono elevatissimi e veloci, visto che le parcelle non devono aspettare mesi e mesi di appostamenti dei detective privati.

Tra foto in cui si è stati taggati, flirt ricostruibili addirittura dalla bacheca, appuntamenti e tresche documentate in scatti compromettenti, gli unici infedeli che possono permettersi di continuare nelle proprie attività extraconiugali sono ormai gli hacker!
L’utente medio, invece, è molto probabile che si faccia sfuggire prove schiaccianti qua e là, tra un like e un’iscrizione ad un gruppo.

Oltre l'ottanta per cento dei legali consultati dall'American Academy of Matrimonial Lawyers (l'associazione di categoria che raggruppa i divorzisti) ha ammesso di muoversi prevalentemente online.
Pare che i più colpiti dalla goffaggine sul web siano gli over 50: mentre la generazione nata negli Anni Ottanta e Novanta ha imparato a diffidare dei social network, limitando l'accessibilità alle informazioni dei propri profili e rimuovendo i tag da foto indesiderate, gli utenti di età compresa tra i 50 e i 64 anni si dimostrano totalmente sprovvisti dell’astuzia da internauta…

Ma non c’è da biasimarli: chiunque potrebbe cadere nella rete della rete, anche i più scaltri.

Se la Signora in Giallo avesse avuto a disposizione Facebook, ogni  puntata del telefilm sarebbe durata sì e no 4 minuti, con Jessica Fletcher che scopre l’assassino appena dopo la sigla iniziale semplicemente aprendo la home del social network.

E Sherlock Holmes?
Se Sir Arthur Conan Doyle fosse vissuto nell’era di Facebook, i romanzi e i racconti del suo celebre investigatore conterebbero appena una decina di pagine, con tanto di trasformazione del motto  “Elementare, Watson!” in “Elementare, Zuckerberg!”