di Marco Agustoni

I puristi, nel guardare gli eBook reader, ancora storcono il naso e giurano che della carta stampata non faranno mai a meno. Eppure, tra scetticismi e false partenze, il 2010 sembra essere proprio l’anno giusto per il lancio degli eBook in Italia, complice anche la sempre più ricca offerta di lettori validi e di agevole lettura, dal celebre Kindle di Amazon all’iPad di Apple, passando per tutta una pletora di concorrenti (se cercate un giusto compromesso tra qualità e prezzo, provate con il Cybook Opus di Booken). Un primo segnale del cambiamento in corso è arrivato dalla notizia che quest’anno, per la prima volta, su Amazon sono stati venduti più libri digitali che cartacei. Distributori e case editrici più o meno grandi hanno colto questo fermento e hanno deciso di darsi da fare per cavalcare l’onda lunga dello tsunami che (forse) sta per investire il settore, o quantomeno hanno pensato di adeguarsi per non rimanere indietro nel caso effettivamente gli eBook prendano il largo.

Mentre i distributori si stanno già pigramente dando da fare (vedi iBooks di Apple, IBS e addirittura Telecom Italia, che ha annunciato il lancio di uno store dedicato), i grandi conglomerati editoriali, forse rallentati dal peso di apparati burocratici ingombranti o da politiche conservative più che innovative, faticano a muoversi. eDigita, la piattaforma che raggruppa, tra gli altri, Feltrinelli e RCS Libri, promette un catalogo digitale fornitissimo, ma nel frattempo non sarà pronta prima di autunno (e si sa, il lettore medio predilige l’estate, per prendere un libro – o un reader – in mano). Lo stesso vale per Mondadori, che sta ristrutturano il proprio store digitale per adeguarsi al nuovo mercato.

Nel frattempo, ad approfittarsene sono i pesci più piccoli, ma inesorabilmente più rapidi: è di queste settimane l’inaugurazione di Book Republic, consorzio che riunisce piccole o medie case editrici come ISBN, Iperborea, Minimun Fax e Marcos y Marcos e che ha già dato il via alle vendite di eBook. Addirittura, stanno nascendo o sono già nate realtà specializzate nella pubblicazione di libri in formato digitale, come dbooks o Book Jay. Ma l’eBook sarà davvero in grado di prendere piede nel pigro mercato dell’editoria italiana?

Innanzitutto, va chiarito un primo punto: gli eBook non andranno a sostituire i libri cartacei. Il fattore tattile e materiale è molto importante e inoltre i libri sono – oltre che dei libri – degli oggetti desiderabili di per sé. Piuttosto, è possibile che le due modalità di lettura vadano a costituirsi come gregarie (tutto questo viene però detto senza voler creare distinzioni troppo nette e schematiche): a casa, la libreria piena di bei volumi e il piacere della carta tra le mani; in vacanza, o in viaggio verso il lavoro, un pratico eBook reader farcito di rromanzi e racconti.

Inoltre, i libri digitali saranno accolti dal pubblico se si porranno come alternativa economica ai loro corrispettivi cartacei: è impensabile vendere un eBook a poco meno del prezzo di un libro, come alcuni sembrano invece essere intenzionati a fare, anche perché un tale sistema di prezzi non sarebbe giustificato da quelli che sono i costi effettivi sostenuti dalle case editrici per produrre un libro in formato digitale invece che in carta e inchiostro. Altro discorso se invece gli eBook, come già qualcun altro ha capito, verranno a costare giusto qualche euro, divenendo così una versione dei libri non solo più comoda ma anche più alla portata di tutte le tasche. Ci si potrebbe poi dilungare sulle possibilità espressive legate agli eBook in quanto tali, ma non è questa la sede per approfondire l’argomento.

Solo una nota “di colore” prima di chiudere. Mentre per i libri cartacei, considerati giustamente prodotti di rilievo culturale, l’IVA è soltanto del 4%, sugli eBook, classificati alla stregua di software, per il momento è del 20%. Come a dire che il valore culturale dei libri non risiede tanto nel loro contenuto, ma nel materiale di cui sono fatti. Ovvero, è la cellulosa a essere un bene di rilevanza culturale… Attendiamo fiduciosi che qualche legislatore ponga rimedio a questa a dir poco curiosa stortura.