di Marco Agustoni

Ci sono passati gli studios hollywoodiani. Ne sono state travolte le major discografiche. Ora, come spiega Yahoo! News, tocca ai grandi produttori di film pornografici affrontare la spinosa questione della pirateria digitale. Negli anni del boom, Internet ha dato una grandissima spinta all’industria hard, rivoluzionandone le modalità di fruizione e spostando il consumo sempre più verso il privato. Adesso però, l’ingestibilità della Rete si sta rivelando un’arma a doppio taglio che potrebbe recidere i tendini degli studios: a causa del peer to peer e dei siti a luci rosse in stile YouTube, i contenuti esclusivi delle case di produzione si sono riversati nel web e sono accessibili gratuitamente a un numero sempre crescente di individui.

Di fronte al crollo di introiti derivato dalla pirateria digitale, gli studios solitamente rivali hanno deciso di unire le forze guidati dalla presidentessa di Pink Visual Allison Vivas, secondo cui siamo al cospetto di un vero e proprio mutamento culturale, per cui la gente che prima pagava per fruire un prodotto, è ora convinta che questo debba essere gratuito. Come sempre nel corso della Storia, insomma, il più grande collante tra fazioni in contrasto è dato dalla presenza di un nemico esterno.

Ma quali sono le armi nelle mani dell’industria del porno? Gli studios stanno meditando di fare causa in massa alle persone che condividono contenuti coperti da copyrught tramite torrent o p2p, o ancora ai gestori di siti che violano le norme sul diritto d’autore. Il che è, in effetti, quanto hanno fatto negli scorsi anni le major discografiche, peraltro con scarso successo.

I magnati dell’hardcore hanno però a disposizione un ulteriore strumento di ricatto: la vergogna. Le case di produzione pensano infatti che soltanto rendere pubblici i nomi delle persone citate in giudizio – soprattutto se si tratta di contenuti particolari, come filmati incentrati su transessuali o ragazze appena maggiorenni – possa fungere da deterrente nei confronti di chi sia intenzionato a diffondere materiale protetto nel Web: l’ultima cosa che vogliono i fruitori di pornografia, è che le loro identità vengano sbandierate ai quattro venti. Sarà sufficiente? Quel che è certo, è che la guerra tra i Giganti del Porno e i Pirati della Rete (il che, a ben vedere, sembra il titolo di una parodia hard di un film fantasy) è solo agli inizi.