di Camilla Sernagiotto

Se Shakespeare avesse avuto Twitter, Romeo e Giulietta non si sarebbero mai suicidati.

Stessa cosa per Pasternak, che se avesse twittato la sua idea per il finale de Il dottor Živago, avrebbe ricevuto migliaia di tweet di lamentela dai suoi followers.

E Lara si sarebbe girata, forse salvando il dottor Živago dall’attacco di cuore.

Oggi le cose sono cambiate: gli scrittori non devono più aspettare le classifiche delle vendite o i resoconti della casa editrice per scoprire se il proprio libro ha fatto il botto, perché grazie alla rete ogni cosa succede in diretta.

E cosa c’è di più immediato di un social network in cui scrivi il tuo pensiero o la tua idea e immediatamente ricevi commenti e impressioni dai tuoi fan?

Si tratta di Twitter, un servizio di microblogging che permette di aggiornare la propria pagina tramite messaggi (i cosiddetti “tweets”) non più lunghi di 140 caratteri.

Si può decidere di seguire utenti (che diventano così following), che a loro volta possono decidere di seguire qualcuno, di cui diventano followers.

Non c’è scrittore che non sia stato tentato da almeno un tweet, ma la differenza sta proprio nel numero di messaggi: si va dall’unico tweet dello scrittore italiano Aldo Nove, che circa un anno fa esordì nel mondo del social network con la frase “inizio a usare twitter” (a cui avrebbe dovuto far seguire almeno un “finisco di usare Twitter”), ai 7.612 pensieri twittati da Paulo Coelho.

Quest’ultimo scrive sia in brasiliano sia in inglese per la gioia di tutti i suoi followers, il cui numero si avvicina al milione, e spesso nella sua timeline compaiono risposte alle domande dei fan.

Anche lo scrittore cult Chuck Palahniuk è molto attivo sul fronte Twitter, strumento che usa per comunicare con il suo pubblico e, ovviamente, per pubblicizzare il suo lavoro, così come è solito fare Joe R. Lansdale, che non manca mai di ricordare sulla sua pagina una presentazione o un incontro in giro per il mondo.

Un altro autore di culto che si serve del social network è Bret Easton Ellis: il padre di Less Than Zero e American Psycho lo usa poco (i suoi tweet sono 87) ma in maniera intensa, facendo come al solito scalpore ad ogni messaggio pubblicato.

Il più chiacchierato è stato senza dubbio quello scritto in occasione della scomparsa del mitico scrittore J.D. Salinger: mentre tutto il mondo dell’editoria mondiale era in lutto, Ellis pubblicò su Twitter un messaggio che recitava "Sì!! Finalmente ha tirato le cuoia. Aspettavo questo giorno da sempre. Stasera grande festa!!!”

Ma le stranezze della rete non finiscono qui: grazie al web, c’è anche chi diventa autore senza esserlo.

Anzi: chi lo diventa senza nemmeno esistere!

È il caso di Richard Castle, scrittore protagonista della serie televisiva Castle-Detective tra le righe, che nella realtà non esiste.

Eppure Castle ha aperto una pagina Twitter molto seguita, in cui dà indizi e informazioni sulle puntate della serie.

La cosa incredibile è che Castle, pur non esistendo, è riuscito a pubblicare perfino un libro: il romanzo è stato presentato al pubblico da Nathan Fillion, l'attore che impersona Castle nella serie.