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di Gabriele Cazzulini

Prima la libera scelta dell'identità sessuale, poi il matrimonio e infine l'adozione. In Fable III, ultimo episodio della celebra saga videoludica creata nel 2004 da Peter Molyneux, gli omosessuali godono di molti più diritti che nella maggior parte dei Paesi del mondo. Italia compresa. La puntata più recente del gioco fantasy, uscita a fine ottobre, permette infatti a personaggi dello stesso sesso di diventare genitori e di godere delle gioie della maternità e della paternità, compiendo così un passo ulteriore rispetto a Fable II, uscito nel 2005, che aveva introdotto le unioni gay. Con questa scelta coraggiosa Fable III può considerarsi il primo videogame a parificare completamente ogni tipo di coppia dal punto di vista della famiglia.

Ma per quanto il più avanzato su questo fronte, il gioco di Lionhead Studios non è un caso isolato. L’omosessualità, l'ambiguità sessuale e in generale le problematiche di genere sono presenti nei videogame da tempo, quel che cambia semmai, è quanto siano espliciti i riferimenti. In Super Mario Bros 2 del 1988, per esempio, faceva la sua prima apparizione Birdo, un “boss” di fine livello, dalle sembianze di un draghetto viola con un fiocco rosso in testa che, dicevano i creatori del gioco, credeva di essere una femmina. Fu presto censurato da Nintendo e riproposto in episodi successivi come femminile, togliendo così l'originaria ambiguità.

Nel 1998 fu la volta di Fallout 2 a fare un passo avanti nella trattazione di tematiche gay: ambientato in un mondo moderno devastato dall’apocalisse nucleare, divenne il primo gioco ad introdurre unioni omosessuali e per di più anche tra specie diverse.  Nel 2000 toccò a The Sims, un “simulatore di vita” che riproduce un microcosmo sociale e che per essere veramente aderente alla realtà introdusse la possibilità di amori omosex.

Quattro anni più tardi, The Sims 2 permise ai giocatori gay di formare una coppia e oggi nella terza parte del gioco gay e lesbiche possono sposarsi, con tanto di cerimonia e fedi nuziali.
Venti anni dopo Birdo, insomma, i gay nei videogame non devono più nascondersi o accontentarsi di ruoli di second’ordine. Anzi, diventano protagonisti. Come in “The Ballad of Gay Tony”, la seconda espansione di Grand Theft Auto 4 datata 2009. Come dice il nome, “Gay Tony” è il soprannome di Anthony Prince che, oltre possedere i due club più trendy di Liberty City, la città di fantasia dove si svolge il gioco, è anche un omosessuale dichiarato.

Dietro a scelte di questo tipo ci sono, ovviamente, anche ragionamenti di business. E’ stato infatti calcolato che la comunità LGBT, Lesbian, Gay, Bisexual and Transexual, ammonti in tutto il mondo a circa 750 milioni di persone, tra le quali, dicono le ricerche, ci sono parecchi giocatori. Testimonia questa tendenza anche il fiorire di comunità e movimenti di opinione come “Gaymer” (Gay+Game), un’etichetta online che raggruppa diversi siti web dedicati ai videogiocatori gay.

Va comunque ricordato che, a fronte della diffusione di personaggi e tematiche omosessuali nei videogiochi, esattamente come nella vita reale resistono sacche di omofobia. Accade specialmente nel genere “Mmorpg” (massively multiplayer online role play game), ovvero nei giochi online di massa come World of Warcraft, che raccoglie dodici milioni di utenti in tutto il mondo. In questo universo videoludico che ospita centinaia di “gilde”, cioè comunità di giocatori, è così diffusa l’omofobia, specialmente nel linguaggio offensivo, che la scorsa estate la Gladd, Gay and Lesbian Alliance Against Defamation, ha promosso una campagna di denuncia. L’obiettivo è chiedere interventi contro i giocatori che usano termini offensivi o praticano discriminazioni verso esponenti dell'universo LGBT.