di Camilla Sernagiotto

Si chiama lip dub ed è diventato un tormentone con la t maiuscola, invadendo letteralmente la rete.

Si tratta di una particolare combinazione di sincronizzazione e doppiaggio audio finalizzata alla realizzazione di un video musicale ed è fatto da un gruppo elevato di persone durante la riproduzione della canzone originale.

Prima regola del lip dub: parlare sempre del lip dub.

Seconda regola del lip dub: girare il video in piano sequenza, ossia tutto in un colpo solo.

Terza regola del lip dub: essere spontanei.

Quarta regola del lip dub: essere autentici.

Quinta regola del lip dub: essere partecipativi.

Sesta regola del lip dub: divertirsi!

E le ultime quattro non sono certo norme non scritte, dal momento che sono state addirittura teorizzate da Tom Johnson, uno scrittore esperto degli effetti della comunicazione via Web 2.0 che ha dichiarato che un buon lip dub deve avere le seguenti caratteristiche: spontaneità, autenticità, partecipazione e divertimento.

Chiunque creda che si tratti di una passeggiata, si ricreda guardando cosa si sono inventati gli studenti e i professori dell’Università di Vic, in Spagna:



Ma anche Università del Quebec a Montreal non è da meno: ecco come ha realizzato il lip dub di I Gotta Feeling dei Black Eyed Peas…



E non sia mai che l’America si faccia superare dall’Europa o dal Canada!

Infatti il liceo di Shoreline, nello stato di Washington, è corso subito ai ripari, realizzando un lip dub che non solo supera se stesso, ma anche tutti gli altri, almeno per come è realizzato: al contrario!



E l’Italia? In occasione di questa speciale partita di Risiko, scende in campo anche lei a suon di Nessuno mi può giudicare di Caterina Caselli e di Tambureddu di Domenico Modugno!

Ma l’Accademia di Belle Arti di Perugia ha voluto strafare, esibendosi in Bohemian Like You dei The Dandy Warhols: