di Angela Vitaliano

Il nostro vero biglietto da visita? Facebook. Il social network di Mark Zuckerberg è diventato, infatti, lo strumento privilegiato per “conoscere” qualcuno, anche se non lo abbiamo mai incontrato nella realtà, e il nostro “muro” si è trasformato nello specchio più immediato e “affidabile” delle nostre emozioni e della nostra quotidianità. L'ideale per instaurare nuove relazioni ma anche un rischio per la nostra sicurezza informatica.

I nostri “amici” o gli “amici degli amici” o, addirittura, dei perfetti sconosciuti, se manteniamo un profilo pubblico, possono infatti sapere se abbiamo un gatto o un cane, se ci piace il mare o la montagna e il nostro dolce preferito. Il problema è che tutti questi dati possono mettere a rischio la sicurezza delle nostre e-mail e di servizi online più riservati. Come dicono le statistiche, molti scelgono per i propri account digitali una password legata alla vita di tutti i giorni: la data di nascita, del matrimonio, il nome dei figli o del personaggio del cartone animato preferito. Ovvero tutte informazioni che si possono trovare su Facebook.

Lo sa bene George Bronk, giovane statunitense che, proprio grazie alle sue “frequentazioni” del social network, è riuscito a risalire a centinaia di password di altrettanti account di posta, diventati per lui, immediatamente, terra di conquista. Il ventitreenne californiano, infatti, completamente libero di passare al setaccio conversazioni altrimenti private, è riuscito ad impossessarsi anche di foto osé che le vittime avevano scambiato, magari per gioco, con un fidanzato o un marito.

Inoltre, in un sovrappiù di perfidia George ha deciso di pubblicare le foto sulla pagina delle vittime, taggando amici e parenti, tanto per non farsi mancare nulla. Scoperto, rischia ora fino a sei anni di prigione per ricatto e violazione della privacy in Internet. Il processo è fissato per il prossimo marzo e fino a quella data è libero solo dietro pagamento di una cauzione di 500 mila dollari. La sua situazione, soprattutto dato l’enorme numero di vittime coinvolte, è decisamente delicata.

Di certo, anche alla luce di questa vicenda bisognerà stare più attenti a quello che si dice di noi su Facebook. O, ancora meglio, essere più accorti nella scelta delle password. Per esempio, evitare di optare per i nostri nomi o quelli di congiunti o ancora date significative della propria vita. Se poi si vuole essere ancora più sicuri, gli esperti suggeriscono alcuni accorgimenti: almeno 8 caratteri, mischiare sempre maiuscole e minuscole, evitare parole che si possono trovare sul vocabolario. Se poi per ragioni mnemoniche si vuole proprio usare sostantivi, meglio sostituire le lettere con dei simboli. Per esempio, @ al posto di a, 1 al posto di L, 3 al posto E, $ invece che S e così via.

Non saremo protetti al 100% ma di certo renderemo più complicata la vita ai  George Bronk di questo mondo.