di Federico Ercole

2020: come previsto da numerosi scienziati il livello delle acque si è alzato drasticamente sul nostro pianeta a causa del riscaldamento globale ma c’è una città gigantesca, creata anni addietro da un gruppo di scienziati e miliardari ecologisti, che si erge sopra i nuovi mari. Un’oasi architettonica sopravvissuta all’invasione liquida subita dalla Terra. Si chiama Arca ma se prima della catastrofe era un lussuoso rifugio per ricchissimi, nido di fiorenti attività commerciali, ora è destinata ad accogliere migliaia di profughi e tra le sue splendenti architetture nascono fetide baraccopoli.

È sull’Arca che si svolge Brink il nuovo videogioco prodotto da Bethesda, la nota software house di successi mondiali come Elder Scroll Oblivion e Fallout 3, e sviluppato da Splash Damage. Uscirà questa primavera per Xbox 260 e PS3 e si tratta di uno sparatutto in prima persona che, a detta degli autori, rivoluzionerà il genere perché ci permetterà di muoverci e reagire in maniera realistica ed atletica e ci consentirà di scegliere a quale fazione appartenere, in modo che le nostre decisioni influenzino in maniera drastica lo svolgimento del gioco, mutandolo di conseguenza. Potremo scegliere quindi se diventare gli agenti che combattono per la salvaguardia dell’Arca, i membri di una resistenza che sogna di lasciare quel luogo in cerca di un altro, profughi ribelli e scontenti e molto altro.

Per progettare l’Arca gli sviluppatori di Splash Damage si sono ispirati all’architettura più innovativa e futurista della contemporaneità e ad opere come la piramide di Shimizu, l’Arcosanti di Paolo Soleri, le torri di del Burj Al Harab Hotel e altre opere.
Queste fonti di ispirazione ci fanno intuire quanto la dimensione urbanistica di Brink sia importante nel gioco così come la ricchezza di dettagli con la quale è stata costruita. D’altronde nei videogiochi degli ultimi anni l’architettura è diventata un elemento fondamentale e ha dato luogo a città elettroniche davvero stupefacenti e plausibili.

Brink ci propone quindi una visione distopica ma comunque probabile del nostro futuro e come ogni grande opera letteraria di fantascienza d’anticipazione da Dick a Sterling, da Harrison a Gibson, non ignora il presente perdendosi in vertiginosi vortici fantastici ma prende spunto proprio dall’oggi per usare sia la fantasia che la realtà quotidiana intese scientificamente come base per una riflessione su ciò che attende l’umanità nei decenni venturi.