di Federico Ercole

Gli zombi, i cadaveri animati deambulanti affamati della carne dei vivi inventati da George A. Romero nel 1968 con “La Notte dei Morti Viventi”, sono ormai ovunque, soprattutto nella realtà virtuale dei videogiochi. Non si contano quasi più le produzioni che li vedono come nemici, tanto che per enumerare solo quelle uscite nel 2010 ci vorrebbe quasi una pagina intera. La gente ama gli zombi e il mercato ne fornisce a iosa, pronti per essere eliminati con vari strumenti di distruzione elettronica.
Ma talvolta sono loro che eliminano noi, come accade nello stupefacente trailer di Dead Island, un mini-film horror per presentare un videogioco che uscirà a fine anno per Playstation 3, Xbox 360 e PC.

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Ciò che stupisce di questo corto promozionale è la maniera in cui, mischiando in un cocktail sanguinolento lirica e tragedia, viene stravolto lo scorrere del tempo che scandisce gli eventi per ricostruirlo in maniera non consequenziale: sequenze che si riavvolgono e che sembrano una danza macabra, flashback che si confondono con flashforward, ralenti estremi e una musica tra Bela Bartok e Dimitri Sostakovic.

È vero che un trailer fantastico non significa che Dead Island sarà un gioco meraviglioso eppure a vederlo e rivederlo il desiderio di giocare e sopravvivere in quest’Isola dei Morti cresce a pari passo con la speranza che quest’opera elettronica sviluppata dalla software house polacca Techland sia all’altezza delle aspettative.

Dead Island, come suggerisce il titolo, si svolge su un’isola tropicale nei pressi della Nuova Guinea. Una meta turistica per viaggiatori dal portafoglio gonfio, un paradiso esotico che si trasforma in inferno perché, improvvisamente, la gente inizia a trasformarsi in zombi.

Ciò che differenzia Dead Island da altri giochi è che sarà in stile “open world”, come Grand Theft Auto ad esempio, quindi non sarà un gioco costretto nei binari di una linearità ferrea ma lascerà al giocatore la libertà di scegliere come comportarsi e la decisione di come affrontarlo.

Prepariamoci dunque a combattere orde di morti viventi ma sarebbe un gioco altrettanto interessante capire come mai questi zombi, un tempo apprezzati solo dai fan dell’horror e giaciuti per anni nella catacombale nicchia del loro genere pop e macabro di appartenenza, piacciano così al nuovo pubblico globale. Forse perché nell’intimo di ogni essere umano alberga l’anelito all’immortalità e in qualche sogno oscuro è preferibile sopravvivere come uno zombi che soccombere alla certezza della morte.