di Federico Ercole

Alice Madness Returns, la follia ricomincia per la povera Alice della versione dark dell’universo di Lewis Carrol creata nel 2000 dal game designer American James McGee. Così come sono trascorsi 11 anni dall’uscita di quel gioco indimenticabile altrettanti ne sono trascorsi per l’Alice elettronica. La fanciulla viene rilasciata dal sinistro Manicomio Rutledge, dove era stata internata in seguito all’incendio in cui morirono i suoi genitori, per essere affidata alle cure di uno psichiatra. Ma la realtà ricomincia a traballare e il mondo si disfa per ricomporsi nel paese delle meraviglie, l’unico luogo dove Alice può scoprire chi ha ucciso sua madre e suo padre.

Alice Madness Returns, prodotto da Electronic Arts e sviluppato dalla Spicy Horse di McGee, uscirà a metà luglio anche per PS3 e Xbox 360, al contrario del prequel che venne distribuito solo per PC. Si tratta di un gioco d’avventura in terza persona con elementi “platform” dove la perlustrazione degli ambienti e il combattimento contro una vasta schiera di creature terrificanti ci caleranno nella mente contorta ma dalla fantasia sublime di Alice. Il controller diventerà quindi una specie di strumento di indagine psichiatrica attraverso quale compiere un delirante e magnifico viaggio della visione.

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Non viaggeremo solo in questo folle mondo parallelo ma anche tra i vicoli opprimenti e nebbiosi e i viali alberati grondanti pioggia della Londra vittoriana.

È difficile non innamorarsi subito, senza avere neanche provato il gioco, di Alice Madness Returns, come se la fanciulla folle operasse sul videogiocatore uno strano incanto. Ma le immagini sono bellissime, tanto che potrebbero funzionare anche solo come illustrazioni, quadri di un mondo dentro un altro mondo, fotografie dei panorami splendidi e orrendi che si celano nel cervello degli esseri umani.

Il mondo da incubo di Alice Madness Returns non è un luogo di orrore assoluto, nello sguardo elettro-poetico di McGee la bellezza si fonde con l’abominio, il terrore con l’elegia, la morte con la vita che si esprime attraverso il colore e l’abbondanza barocca di dettagli fantastici, meravigliosi e macabri. La sua dimensione è quella di un sublime, schizofrenico, ossimoro.