Vai allo Speciale Mediterraneo


di Floriana Ferrando


Potenti oligarchi e celebri pop star americane. Lasciate perdere la fiaba della Bella e la Bestia dove la giovane e innocente fanciulla faceva breccia nel cuore del cattivo trasformandolo in un gentiluomo, quella della star e del dittatore è tutta un’altra storia. Basta fare un giro sul contatto Twitter di Nelly Furtado, cantante e attrice canadese, per capire come è andata quella volta che ha incontrato uno degli autocrati meno popolari del momento: “Gheddafi mi ha pagata un milione di dollari per un’esibizione nel 2007 in un albergo italiano”; la cantante canadese racconta di avere ricevuto questo principesco cachet dal raìs libico per uno spettacolo privato ma viste le ultime vicende in Libia ha deciso di devolvere l’intera somma in beneficenza.

Ma Nelly Furtado non è l'unica ad avere ricevuto soldi da leader poco raccomandabili. Da Beyoncé a Sting sono diverse le star che hanno allietato le serate dei dittatori di tutto il mondo e sembra che nessuna di loro abbia mai battuto ciglio di fronte alle imprese scellerate di chi la chiamava alla sua corte. Ma dopo le violente rivolte in Nord Africa e i sanguinosi scontri in Libia, le celebrità della musica americana hanno dovuto aprire gli occhi e, di conseguenza, anche il portafogli. Un attacco improvviso di solidarietà? Forse. O piuttosto un’inevitabile conseguenza delle recenti indiscrezioni rese note da Wikileaks sui mirabolanti compensi pagati da Gheddafi alle celebrità sue ospiti che si sono così trovate con le spalle al muro, costrette ad un mea culpa più o meno volontario. Pena una magra figura di fronte al mondo intero. D’altronde si sa che a pensar male si fa peccato ma spesso si indovina. Ecco così fior fiori di dollari finire nelle casse dei più nobili progetti di beneficenza.

La prima a fare retromarcia esponendosi alla pubblica gogna è stata Furtado che ha dato il via ad una vera e propria gara di solidarietà. Poi è stata la volta dell’avvenente Beyoncé che si è esibita per il colonnello libico in uno splendido resort sulle isole di St. Barts in occasione di Capodanno 2010: neppure un’ora di musica e un milione di dollari in saccoccia, ora donati in aiuto dei terremotati di Haiti. In quell’occasione il clan di Gheddafi aveva a disposizione una bella rosa di artisti: erano presenti anche il rocker Jon Bon Jovi, l’attrice americana Lindsay Lohan e il cantante Usher che pur seguendo l’esempio dei colleghi rinsaviti è rimasto però sul vago: “Donerò tutti i miei introiti personali derivati da quell'evento a varie organizzazioni a sostegno dei diritti umani”.

E ancora, Lionel Ritchie ha ammesso di avere intonato i suoi ritornelli più celebri in un concerto privato a Tripoli nel 2006 mentre l’anno prima il rapper 50 Cent si era esibito per lui a Venezia e ora ha devoluto l’intero incasso all’Unicef. Quella più pentita sembra comunque Mariah Carey che in un comunicato stampa pubblicato sul suo sito web proprio non si dà pace: “Sono stata ingenua e non mi sono preoccupata di chi mi aveva ingaggiata per quello spettacolo. Mi sento orribile e imbarazzata. In futuro questa sarà una lezione per tutti gli artisti”. Una dichiarazione strappa lacrime, non c’è che dire, ma nonostante il suo rammarico per il momento la cantante non ha promesso di donare il cachet della serata, anche se ha dichiarato che i proventi del suo prossimo singolo saranno devoluti in beneficenza.

Dunque, quando il despota chiama la star risponde, d’altronde se significa soldi a palate con il minimo sforzo in molti si “sacrificherebbero” con piacere. “Normalmente vengono a prenderti con l’aereo privato, tu arrivi, suoni per un’ora e te ne vai con un milione di dollari”, spiega Bob Lefsetz, noto analista del mercato musicale americano. Secondo le dichiarazioni di Ray Waddell di Billboard, intervistato dalla National Public Radio americana, questo tipo di business è molto diffuso e costituisce una buona percentuale delle entrate dei grandi artisti: non ci sono spese di alcun tipo (non servono investimenti per pubblicizzare l’evento, non si paga la tassa SIAE, eccetera), si batte cassa e il gioco è fatto.

Eppure è inevitabile domandarsi come celebrità del calibro di Usher, Beyoncé e Sting debbano ripiegare su certi stratagemmi per ingrassare il loro già fiorente conto in banca. Se qualcuno, infatti, può giocare sul fatto che ai tempi dell’esibizione la reputazione di Gheddafi e compari non era ancora così negativa come oggi, per altri non c’è scusa che tenga. Prendiamo Sting: così impegnato da sempre nel sociale e nel rispetto dell’ambiente, è possibile che non fosse a conoscenza della natura sanguinaria di Islam Karimov, presidente dell’Uzbekistan negli anni Novanta, spesso denunciato per violazione dei diritti umani? Lui ha provato a difendersi spiegando che il concerto che ha tenuto nel 2009 era stato organizzato dalla figlia e sponsorizzato dall’Unicef, peccato che gli stessi funzionari dell’associazione abbiano smentito.