di Carola Frediani

“Dimmi con chi twitti e ti dirò chi sei. O quanto meno, se sei felice”. Pare che anche le evoluzioni più moderne e complesse delle interazioni umane, quali quelle sviluppate all’interno dei social network e delle reti tecnologiche, non sfuggano all’inesorabile saggezza di proverbi vecchi di secoli. Tanto che perfino su Twitter le persone tendono ad accompagnarsi con i propri simili, anche dal punto di vista strettamente emotivo. In particolare, gli utenti contenti preferirebbero “cinguettare” con altri nella medesima disposizione d’animo; viceversa, quelli tristi si scambierebbero mesti messaggi con chi appare ugualmente infelice.

Lo sostiene uno studio della Cornell University - segnalato sul New Scientist – in cui sono stati esaminati oltre 100mila utenti del sito di microblogging, e i 129 milioni di messaggi che si sono scambiati nel corso di sei mesi. I ricercatori hanno analizzato il contenuto emozionale di questi “cinguettii” attraverso la presenza di parole considerate positive o negative, secondo una scala precedentemente stabilita da psicologi. In questo modo hanno stimato il grado di “benessere soggettivo” (SWB, Subjective Well-Being) degli utenti, a partire dai loro stessi tweet.

Il risultato? Persone più felici – ovvero utenti con un benessere soggettivo più elevato – tendono a ricevere e inviare messaggi a utenti ugualmente contenti. Lo stesso accade per chi mostra un grado maggiore di infelicità. Insomma, per dirla con uno degli autori dello studio, Johan Bollen, “gli utenti Twitter tendono a legarsi con quelli che condividono un simile livello di felicità generale”.
O, per usare le parole del titolo della ricerca: “Nei social network la felicità è assortativa”, dove l’aggettivo, mutuato dalla biologia, indica proprio la tendenza ad accoppiarsi con i propri simili. Sia chiaro, non si tratta di una novità per chi studia Facebook & co: gli scienziati sociali sanno bene che gli utenti di questi siti costruiscono reti di relazioni con persone “vicine” per età, nazionalità, razza ed educazione. Tuttavia l’aggiunta di una contiguità emozionale fa certamente pensare. Gli autori dello studio non hanno una spiegazione in tasca, offrono solo delle ipotesi: potrebbe essere che persone simili dal punto di vista emotivo si cerchino reciprocamente: oppure – scenario più affascinante – che siano gli stessi tweet, nella loro comunicazione concisa ma efficace, a essere fortemente contagiosi, trasmettendo e propagando felicità o infelicità lungo i nodi del social network.

Le ricerche sul benessere degli utenti internet sono per altro sempre più diffuse. Per restare su un terreno più pragmatico, anche solo facilitare l’accesso ai social network da parte di chi è in giro, dotato solo di telefonino, aumenta il grado di soddisfazione del diretto interessato. Secondo uno studio della società di ricerche di mercato J.D. Power and Associates, chi ha uno smartphone che gli consente di usare facilmente i social media – Twitter, Facebook, LinkedIn ecc – è più contento dell’apparecchio e tenderà a usarlo di più. I produttori sono avvisati. Del resto, c’è spesso una forte correlazione tra il livello di felicità di un cliente e quello dei profitti realizzati dall’azienda che lo serve.