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di Eva Perasso


Nei libri scolastici di storia dell'arte non hanno ancora fatto capolino, ma presto potrebbe accadere, se anche una grande istituzione come il Smithsonian American Art Museum ha deciso di dedicare al loro lato artistico una grande mostra. Aprirà a marzo 2012: "Art of videogames", ospitata dalla celebre istituzione di Washington DC, mostrerà gli 80 videogiochi che hanno cambiato la storia dell'arte moderna, dagli anni Settanta a oggi. Il processo di ricerca e di scelta delle opere d'arte è democraticamente riservato a una votazione online che sta avendo così tanto successo da aver superato in meno di un mese i 3 milioni di votanti, e da convincere i curatori a spostare la chiusura delle nomination dal 7 al 17 di aprile.

C'è tempo, dunque: basta collegarsi, registrarsi (serve solo l'e-mail e una password viene generata in automatico) e iniziare a ripercorrere con la memoria i giochi più amati. Tra circa 240 nomination, c'è spazio solo per 80 opere nei saloni americani. E sono proprio 80 le scelte che ogni utente può fare. A maggio poi gli organizzatori renderanno pubblici i risultati e inizieranno a preparare l'allestimento della mostra per l'inaugurazione del 16 marzo del prossimo anno.

Salutata con gioia dalla comunità internazionale dei giocatori, la mostra per la prima volta racconta qualcosa di cui poco si parla, se non tra gli addetti del settore. “I videogame usano immagini, azioni e la partecipazione del giocatore per raccontare delle storie. Dunque possono essere considerati una forma di arte narrativa avvincente e influente“, si legge sul sito alla presentazione del concorso online.  Le età dell'arte del videogioco sono in tutto 5, a ripercorrere i 40 anni di storia recente. I sistemi di gioco sono invece 20, dall'Ataria al Pc, dalla Wii al Sega Master System, mentre i generi dei giochi sono 4, dall'avventura agli sparatutto.

Si comincia dall'era uno, gli anni Settanta, ovvero quando iniziò la rivoluzione dei giochi casalinghi. Si possono votare grandi nomi come Pac-Man o Space Invaders per Atari, o Thunder Castle e He-Man per Mattel Intellivision. La seconda era è quella dei giochi a 8bit, va dal 1983 al 1989 e comprende titoli per console come Sega Master System e il diffuso Commodore 64, come per esempio il famoso Jumpman, l'omino alle prese con bombe da disinnescare e oggetti da evitare. La terza età è quella della Bit wars!, arriva fino al 1994 e vede le prime meraviglie di arte grafica applicata ai videogiochi. Le console sono per i titoli a 16 bit: la Sega Genesis (in Italia Mega Drive) e la fortunata Super Nintendo, che nel 1991 per esempio lanciò il Super Mario forse più famoso al mondo. Dal 1995 al 2002 i curatori hanno definito un'era di transizione, quella dalle due alle tre dimensioni, quando arrivano la PlayStation, si diffondono sempre più i giochi per Pc in ambiente Windows, la grafica si perfeziona ulteriormente. Mentre i tempi recenti sono quelli della quinta ed ultima età, la next generation in cui storie, grafica e titoli non hanno nulla da invidiare al grande cinema, le console si moltiplicano e le tecnologie aiutano a raggiungere mirabolanti risultati artistici.