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di Federico Ercole


I viaggi nell’oltretomba infernale fanno parte da più di due millenni dell’immaginario umano, soprattutto quando la discesa nel regno dei dannati è motivata dalla più struggente delle motivazioni, il desiderio di ricongiungersi con una persona amata scomparsa tra le ombre della morte, come nella leggenda di Orfeo e Euridice. Se Orfeo era un poeta e musicista, il protagonista di Shadows of The Damned, dal nome di Garcia Hotspur, è invece un cacciatore di demoni che non suona la lira ma calerà sparando proiettili di ogni tipo nell’abisso di sangue e fuoco.

Shadows of the Damned uscirà a luglio per PS3 e Xbox 360 ed è una produzione americana di Electronic Arts, ma ciò che lo differenzia da tanti altri giochi e che lo rende uno dei videogame più attesi dell’anno, è il cast stellare di sviluppatori giapponesi che vi hanno lavorato: Shinji Mikami, il creatore di Resident Evil, Akira Yamaoka, il musicista e autore dei suoni agghiaccianti di Silent Hill e Suda 51, il poeta “punk” di capolavori come Killer 7 e No More Heroes 1 e 2.

La presenza contemporanea di questi tre grandi artisti dei videogiochi dona a Shadows of the Damned quella che sembra essere, a giudicare da immagini e trailer, un’atmosfera macabra e sinistra davvero unica dove l’orrore, la tensione psicologica, il racconto, la suspense e l’ironia si fondono in un videogame che unisce generi come il survival horror, l’avventura con enigmi ed esplorazioni e lo sparatutto in terza persona.

Compaiono demoni disegnati con dei tratti che rimandano alla fantasia di Lovecraft e di Clive Barker, esseri violenti e mostruosi che spaventano con delle sembianze che sono magnifiche e rivoltanti insieme. Ma l’orrore e il ribrezzo non sono le uniche colonne su cui poggia questo videogioco, perché sembra essere pervaso da un dolente romanticismo sentimentale e dalla forza antieroica, dissacrante, critica e politica che caratterizza i precedenti lavori di Mikami e Suda 51.

Shadow of the Damned si presenta quindi come un’opera estrema, un gioco per adulti dai temi forti e spinti. D’altronde come ci insegnò anche Dante, i viaggi all’inferno non sono passeggiate per bambini e nel fondo del regno della morte e del peccato i mostri e i dannati non sono altro che il simbolo del dolore, della disperazione e degli errori fatali di tutta l’umanità. Chissà se Garcia proverà pietà come il poeta della Commedia per qualcuna delle ombre dei dannati. Giudicando dalle sue armi si direbbe di no.