di Floriana Ferrando

Tutto sommato le è andata bene, potevano decidere di chiamarla “Status” o “Poke”, invece hanno optato per “Like”: il pulsante più cliccato su Facebook è diventato adesso anche il nome di una bambina. Autrice del discutibile gesto è una coppia di Israele che ha scelto di dare alla figlia un nome “moderno e innovativo”; certamente un modo stravagante per esprimere alla bimba il proprio affetto, per lei sarà come avere un pollice all’insù sulla testa per tutta la vita.

Tuttavia non c’è da stupirsi, i coniugi Adler non sono nuovi a stravaganze del genere. Like è la terza figlia e, a giudicare dai nomi dei fratelli, è forse la più fortunata: il primogenito si chiama Dvash, che in ebraico significa “miele”; il figlio di mezzo è invece Pie, come la tipica torta di mele inglese. Abbandonata la passione culinaria, la coppia questa volta ha deciso di cercare qualcosa di più originale e così, dopo avere verificato che nessun altro in Israele avesse già quel nome (come dubitarne?), la scelta è caduta su Like: “A nostro avviso è l'equivalente moderno del nome Ahava (amore)”, spiega il genitore sulle pagine del Guardian. Strana decisione per uno la cui passione per la tecnologia lascia piuttosto a desiderare: il padre conta appena un centinaio di amici su Facebook. O almeno così era prima dell’arrivo della figlioletta. L’annuncio della nascita, infatti, è stato dato (ovviamente) su Facebook e in un batter d’occhio si sono moltiplicati commenti e “mi piace”. L’utente Stefan Schafer, ad esempio, benedice la scelta del nome: “Saluti dalla Germania! L’idea del nome della bambina è davvero cool. Molto meglio di quel bimbo chiamato ‘Dotcom’ alcuni anni fa!”.

Già, perché Like non è la prima neonata a cadere vittima della passione per la tecnologia di genitori fantasiosi. In Egitto si conta già una baby Facebook nata lo scorso febbraio e così battezzata in onore del ruolo che il social network ha giocato durante le manifestazioni di protesta contro il regime di Mubarak. E ancora, in Svezia nel 2005 è nato Google e poi, nel 2008, era stata la volta di Linux, come il celebre sistema operativo Open Source, mentre negli Stati Uniti un bimbo è stato battezzato con il nome di Jon Blake Cusack 2.0, come fosse la nuova versione di un software.

Tecnologia a parte, la corsa ai nomi più improbabili impazza in tutto il mondo. Prendiamo Batman. Non il supereroe, ma il fagottino che vedrà presto la luce, il cui papà ha lanciato una sfida online: chiamerà suo figlio come l’eroe della Marvel se riuscirà a raggiungere 500 mila fan su Facebook. C’era da sperare che il popolo del web si mettesse una mano sul mouse e l’altra sulla coscienza, ma ormai la pagina conta oltre 900 mila seguaci. E le prese in giro si sprecano.

Che direste, invece, se qualcuno vi porgesse la mano dicendo: “Piacere, Treno!”? In India esiste una popolazione nomade che sceglie i nomi dei nascituri ispirandosi ad oggetti di uso quotidiano; altro che Sara, Francesco o Maria, qui i bambini si chiamano Bus (autobus), Glucose (zucchero), Hotel e Dollar (dollaro).

Infine come dimenticare quella coppia di genitori genovesi che decise di chiamare il figlio Venerdì, come il giorno della settimana in cui era nato? In Italia, però, è vietato dalla legge dare ai propri figli nomi “ridicoli e vergognosi” e così il bambino è stato ribattezzato Gregorio Magno. Forse non gli è andata molto meglio.