di Federico Ercole

Prima ci fu il Rock&Roll, poi la letteratura, i fumetti e il cinema dell’orrore. Fino ad arrivare ai cartoni animati giapponesi e le serie tv.
Nel nuovo millennio a finire sul banco degli imputati sono invece soprattutto i videogiochi. E’ successo di nuovo nelle scorse settimane quando, dopo l’orrenda strage di Oslo, c’è stato anche chi ha preferito dare la colpa ai giochi di guerra, visto che il killer Behring Breivik era, tra le tante altre cose, anche un appassionato fan di titoli di guerra.

In Norvegia alcuni rivenditori hanno rimosso dai negozi giochi come Call of Duty Modern Warfare e Homefront, due dei titoli che figurano tra i preferiti di Behring Breivik.

E non si tratta ovviamente del primo caso, in cui le responsabilità di un evento tragico di attualità vengono fatte ricadere sui videogiochi.  Ecco i titoli vittime di crociate mediatiche in Italia e nel mondo.

Resident Evil 2 - Il secondo episodio della celebre serie horror su zombi e mutazioni venne accusato da alcuni esponenti politici di essere offensivo contro le forze dell’ordine (c’erano poliziotti zombi) e di fomentare il suicidio… Il Tribunale di Roma fece ritirare il gioco dagli scaffali con una sentenza, subito ribaltata da una clamorosa vittoria legale della Capcom. Ancora oggi Resident Evil 2 è considerato un capolavoro horror che va oltre il genere dei videogiochi.

Rule of Rose - Un caso emblematico della scarsa competenza con cui si tratta la materia video ludica. Un celebre settimanale italiano dedicò la copertina a questo gioco horror fiabesco e stiloso, materia per soli appassionati, intitolandola: “Vince chi seppellisce viva la bambina”. Venne in seguito dimostrato che il giornalista non aveva mai visto e giocato Rule of Rose. All’epoca il caso destò molto scalpore e ancora oggi resta una delle più gravi sviste della stampa italiana.

Bully, Canis Edit Canem
- L’avventura emozionante e riuscita di un giovane abbandonato dai genitori in un collegio. Un’epica scanzonata e profonda che rimanda a Gioventù Bruciata e I Ragazzi della 56 Strada, ma anche, localmente, a Giamburrasca. Accusato di incitare al bullismo, si trattava invece proprio dell’esatto contrario: il protagonista è un idealista tratteggiato con grande spessore psicologico. Diede più fastidio il fatto che nel gioco ci si potesse baciare tra membri dello stesso sesso. Una caccia alle streghe vagamente omofobica.

Manhunt 2 - La fuga da un manicomio di un soggetto sottoposto a macabri esperimenti. Censurato a priori, uscì pieno di tagli, al contrario del prequel che venne distribuito intonso. E’ vero si tratta di un gioco per adulti, violentissimo, e giustamente classificato per i maggiori di 18 anni, ma è un’opera cupa e visivamente potente, un ottimo film interattivo dell’orrore.

Grand Theft Auto -  La serie di giochi a tematiche criminali è vituperata come nessun’altra per i riferimenti alle droghe, al sesso e alla violenza. D’altronde si tratta di un noir per adulti, il corrispettivo video ludico di capolavori come Scarface o Il Padrino. Nessun detrattore parla mai della profondità della trama e della bellezza delle sue architetture.

Call of Duty Modern Warfare 2 - E’ semplicemente uno spettacolare e ben realizzato, amatissimo da milioni di utenti, sparatutto di guerra in soggettiva. La guerra, quella vera, purtroppo è sotto gli occhi di tutti. Basta accendere la tv.

Le classificazioni e i divieti in base alle età per i videogiochi sono molto chiare, basta consultare il PEGI sulla copertina del gioco o visitarne il sito per saperne di più.