di Federico Guerrini

Catturare il dietro le quinte degli scatti fotografici. È l’innovativa funzionalità offerta da una nuova applicazione per iPhone che si inserisce nel fortunato filone delle app che trasformano lo smartphone in una giocosa macchina fotografica.

Si chiama Glmps (pronunciato “glimps”, che significa appunto “occhiata”), è gratuita, ed è stata creata da tre frequentatori abituali di YouTube - Nick Long, Paul Robinett and Esther Crawford - che si sono conosciuti on line e hanno messo in comune le loro forze per proporre qualcosa di nuovo.

Ma qual è l'idea innovativa alla base di Glmps? In sostanza, una volta avviata l'applicazione e attivata la fotocamera del cellulare, parte una registrazione video, che dura circa cinque secondi, e termina quando viene scattata l’immagine. Il risultato è una foto lunga - video corto che si può visualizzare in due modi: quando si vede la foto, il video viene mostrato in un quadratino sull'angolo inferiore; cliccandoci sopra, in ruoli si invertono: la clip passa in primo piano, mostrando tutto quello che avviene nei secondi precedenti.



Tutte le immagini vengono automaticamente caricate nei server di Glmps e condivise con gli altri utenti del servizio e volendo, anche con gli amici di Facebook, Twitter, Tumblr, Foursquare o via email o Sms.

Per quanto Glmps abbia ricevuto, dopo il lancio ufficiale del 4 agosto di quest'anno, parecchia attenzione da parte della stampa specializzata americana e reazioni entusiaste da parte degli utenti, ci sono ancora parecchie cose che i suoi ideatori devono sistemare, prima di poter sperare di trovare qualche partner disposto a investire un bel gruzzolo nel progetto.

Un primo limite dell'applicazione è la scarsa qualità delle foto e delle riprese effettuate. Si tratta di una scelta consapevole, volta a consentire agli utenti un facile caricamento del materiale sul Web, ma si rivela controproducente nel momento in cui si cerca di visualizzare le immagini su schermi più grandi o a maggiore risoluzione (le foto hanno la stessa qualità del video: 640 per 480 pixel, davvero molto bassa).

Inoltre, tutto quello che viene salvato sui server di Glmps, viene automaticamente etichettato come “pubblico”: diventa cioè visibile agli altri utenti, e non c'è modo di rendere la visione privata, a proprio esclusivo uso e consumo. Questo è un limite piuttosto grave perché, se la spontaneità dei momenti precedenti allo scatto da un lato aggiunge autenticità, dall'altro può facilmente contenere espressioni gestuali o verbali poco adatte a essere condivise con perfetti sconosciuti.

Terzo problema: nei giorni immediatamente successivi al lancio non tutto è andato liscio dal lato server. Il carico di dati inviati dagli utenti è stato probabilmente molto superiore al previsto, il che ha fatto sì che l'applicazione andasse molto spesso in crash o fosse molto lenta a caricare le immagini. Un peccato di gioventù a cui pare comunque che il team abbia già posto rimedio, scegliendo una configurazione di hosting più robusta e “performante”.