di Eva Perasso

Un momento loda le virtù del lucidalabbra alla vodka e della crema da viso al gin della sua amata Stella, un attimo dopo incita gli inglesi bloccati negli Stati Uniti dall'uragano Irene a spendere, spendere, spendere, sfruttando il cambio favorevole della sterlina sul dollaro. Il tutto, in 140 caratteri a post, dal suo account Twitter @JonathanSwift79. Lui è la versione anno 2011 dell'autore inglese dei Viaggi di Gulliver, una parodia ovviamente, che sforna più di un tweet al dì e ha migliaia di seguaci. Follower, come si chiamano gli amici di Twitter, di uno degli account di parodie di personaggi letterari meglio riusciti della storia del microblogging.

Jonathan Swift peraltro è in ottima compagnia. Se la sua passione per il gin, i viaggi in mongolfiera e l'amore per la sua protetta Stella svelano lati inediti e molto privati dello scrittore satirico più amato di Gran Bretagna e Irlanda, ci sono altri grandi della letteratura che ci sanno fare anche con i tweet e sono pronti a strappare sorrisi con le loro battute. Come il poeta statunitense Walt Whitman (@TheWaltWhitman) famoso per la sua raccolta “Foglie d'erba”, che dedica post in rima al rapporto con la sua lunga barba, scherza sul clima della sua Long Island (“Mi sto sciogliendo, cattiva idea sopravvivere per 200 anni”), non nasconde la sua passione per il calcio (“Dovrei scrivere una poesia per la FIFA, Foglie di m...a”), i ragazzi e pensa anche al suo futuro: “Scrivere poesie non fa più far bella figura. Forse dovrei aprire un blog musicale?”.

Nella classifica dei più seguiti ma ovviamente falsi account letterari stilata da Mashable non vengono risparmiati i più grandi: Edgar Allan Poe (@Edgar_Allan_Poe), maestro del gotico, del giallo e del terrore, dalla cui penna nacque il mitico personaggio di Arthur Gordon Pym, lancia dal suo account aforismi e interrogativi tenebrosi. Tanto che tra i più ottimisti ci sono frasi del tipo: “Gli incubi sono dolci promemoria che la vita vi farà a pezzi”. O ancora, per restare in tema uragano Irene, “Quel che il governo non vi dirà: l'uragano Irene è stato creato dagli zombie”, o domande esistenziali e sarcastiche: “Ma Dio mangia?”.

Tra i più irriverenti non poteva mancare Charles Dickens (@BozDickens), il cui account è una cronaca semiseria dalla sua città, Londra, vista da un uomo dell'Ottocento catapultato nel Duemila. Così l'autore del Circolo Pickwick è seduto “in un caffè e c'è un tipo pomposo che parla di quanto scrive bene al tavolo accanto; ora mi alzo e gli sbatto in faccia il mio nome, così lo schiaccio come una mosca”. O passa “un meraviglioso pomeriggio ai Kew Gardens coi miei compagni”, con un riferimento forse a Virginia Woolf, che in quei giardini ambientò molte storie, e racconta che 'è gran fermento per il 2012, anno del suo bicentenario: “Oggi 3 telefonate”. Nella cerchia degli autori su Twitter va a lui – d'altronde fa il giornalista – la palma del più avvezzo a fornire link esterni, proporre letture, rispondere a chi lo segue.

Per finire, almeno nella carrellata dei più noti (ma la lista è molto più lunga, e agli utenti spetta il compito di continuare ad allungarla) con William Shakespeare, uno dei più parodiati e citati su Twitter. Tra gli account a lui dedicati, merita la lettura quello di @ShakespeareSays dove si può trovare tutto il Macbeth in 140 caratteri, versioni modernizzate della famosa “essere o non essere”, e dove William in vena a follie danzerecce scimmiotta “I like to move it”, la hit rap resa famosa da Madagascar 2, o chiede, in rima, alla Lady più famosa del momento, se mai ci sarà un “lord Gaga”.