di Federico Guerrini

Quando scappa, scappa. Siamo tutti essere umani e trovare una toilette in fretta e furia può diventare un pensiero invadente, che prende il posto di qualsiasi altra riflessione. Le toilette pubbliche, quando ci sono, lasciamo però spesso a desiderare: sporche e puzzolenti, non invogliano certo a seguire il richiamo della natura, e tocca ripiegare sul classico caffè per poi chiedere: “Posso usare il bagno?”.

Oppure si può usare Cloo', un'applicazione per iPhone che promette (al momento è ancora in fase di sviluppo, si può seguirne l'evoluzione su Twitter di risolvere il problema, dando modo di “noleggiare” il gabinetto di un'abitazione nei dintorni per espletare i propri bisogni.

Il concetto alla base di Cloo' – nome sintesi di “community” e “loo”, cesso - è semplice: usare la la rete di amicizie sui social network e geolocalizzazione, tramite il Gps del telefonino, per trovare un bagno da usare nelle vicinanze. Avviando l'applicazione, sullo schermo del cellulare appare una mappa, dove, a seconda della propria posizione, viene suggerita l'ubicazione dell'abitazione privata più vicina che ha scelto di aderire al servizio. Non solo, per essere sicuri di non fare brutti incontri, viene mostrato quali dei nostri social-amici siano amici anche del padrone di casa, in modo da poter chiedere eventualmente un parere su quest'ultimo.  Per pagare, secondo quanto ipotizza il video spot di Cloo', basterà far sbattere lievemente i due smartphone l'uno contro l'altro (ma sarebbe tutto sommato molto più semplice utilizzare una moneta).

Guarda come funziona Cloo’

CLOO' from Hillary Young on Vimeo.



Il team che sta lavorando all'applicazione ha subito sparso la voce in Rete e ha ricevuto parecchia attenzione da parte delle testate specializzate. Le opinioni però divergono: c'è chi la trova una buona idea, degna almeno di un tentativo, e chi non approva affatto. In effetti, il pensiero di avere dei perfetti sconosciuti che “si esprimono”, diciamo così, nel proprio bagno – anche se “amici di amici”, va bene, ma l'amicizia sui social in genere non è di quelle da fratelli di sangue – non è che lasci proprio tranquilli.

Cloo' però potrebbe avere un suo seguito. In fondo, anche quando Casey Fenton nel 2003 lanciò Couch Surfing, il sito che metteva in contatto giovani viaggiatori senza un soldo e persone disposte a ospitarli gratis sul divano di casa, in molti pensarono che fosse matto: chi si sarebbe fidato a lasciar dormire in salotto dei tizi mai visti né sentiti? E invece l'idea riscosse un enorme successo, tanto da indurre Fenton, a trasformare il servizio in una società a scopo di lucro, scatenando però la rivolta degli utenti.

Gli ingredienti alla base di Cloo' (geolocalizzazione e rete di amicizie) sono inoltre gli stessi di molti altri servizi online che stanno riscuotendo parecchio gradimento in questo periodo: siti come Neighboorgoods o Share Some Sugar che rispolverano in chiave moderna e tecnologica il vecchio concetto del mutuo soccorso fra vicini. Occorre un kit di giardinaggio o una scala per un lavoro da fare in giornata? Perché perdere tempo e soldi recandosi al più vicino megastore, quando, sulla solita mappa di Google, si possono vedere chi possiede quel tipo di oggetto nelle vicinanze ed è disposto a prestarlo, gratis o in cambio di denaro?

Può darsi però che ci sia un limite anche alla debordante voglia di condivisione che sta animando questo nostro scorcio di inizio millennio. In altre parole: bella pensata, Cloo', ma, parafrasando il Francesco Guccini dell’Avvelenata, almeno dentro il gabinetto, ci lascerete un nostro momento?