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di Federico Ercole

Le isole, soprattutto quelle remote e dimenticate dalle carte nautiche, non sono mai un luogo rassicurante, almeno nei film e nei videogiochi. Quella in cui si svolge il terzo episodio di Far Cry, avventuroso sparatutto in prima persona dalle ambientazioni esotiche quanto realistiche e sanguinarie, conferma questa regola nella peggiore delle maniere: ci trasporta in un paradiso tropicale tra le correnti dell’Oceano Indiano e quello Pacifico. Un luogo occupato da guerriglieri violenti e sadici oltre ogni misura, gentaglia che massacra senza pietà uomini e donne; bruti orripilanti e folli che ricordano gli indigeni al servizio del folle colonnello Kurtz interpretato da Marlon Brando nel film Apocalypse Now e che diventeranno l’obiettivo principale del nostro mirino virtuale.

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In Far Cry 3, in uscita nel corso del 2012 per PS3, XBox 360 e PC, vestiamo i panni di Jason Brody, un turista che si risveglia in questo lussureggiante e verde inferno per scoprire che la sua ragazza è scomparsa e per  essere quasi immediatamente scagliato in un pozzo naturale da un pazzo con una cresta da mohicano.
Tutto nell’isola è orrore: cadaveri di innocenti ovunque, giustizia sommaria, sventurati impiccati e derubati, torture e ogni tipo di eccesso. Tuttavia negli sparatutto più sono cattivi i nemici elettronici più “divertente” è eliminarli dallo schermo. Come ci insegna Wolfenstein dove combattiamo contro un’apoteosi del male: zombi-nazisti.

Non spareremo solo in Far Cry 3 perché dovremo sopravvivere alla natura meravigliosa e ostile della giungla. Per fortuna Brody non è un uomo qualunque, altrimenti morirebbe affogato all’inizio del gioco, ma possiede un addestramento strategico e militare in grado di trasformarlo nella nemesi degli orrendi guerriglieri che popolano l’isola e nella salvezza per i suoi più deboli abitanti.

Oltre il realismo dell’atrocità, che rende Far Cry 3 un gioco esclusivamente giocabile da un pubblico adulto, quest’ultima opera di Ubisoft Montreal si distingue per la bellezza con cui sembrano disegnati gli scenari, sospesi tra la meraviglia di panorami selvaggi e inospitali e lo scempio che su questi opera l’uomo. Ci sono cascate cristalline che scivolano su rocce muscose, perdendosi nella foresta; fiumi che scorrono quieti tra l’ombra verdastra della flora; spiagge dove le onde si frangono placide sotto i rami di alberi secolari che arrivano a sfiorare l’acqua. Ma la sabbia è sporca di sangue.