di Federico Guerrini

Uno dei punti deboli di Twitter è sempre stata la difficoltà del pubblico a comprendere la sua utilità. La domanda “ma a cosa serve?” continua ad essere una delle più frequenti, soprattutto fra chi conosce poco il servizio. Questo contribuisce a spiegare almeno in parte perché i fondatori facciano fatica a trasformare l'indubbio successo del sito in moneta sonante.

Forse per tacitare i dubbi, e senz'altro per farsi un bel po' di promozione gratuita, è partita in questi giorni l'ultima iniziativa di Jack Dorsey e soci: “Twitter stories” una collezione di racconti in cui alcuni iscritti spiegano come un messaggio in 140 caratteri abbia cambiato loro la vita.  Non sono resoconti lunghi; giusto brevi flash, istantanee come si addice alla filosofia del tecno-fringuello.

STAR - Quelle messe finora in evidenza nella pagina ufficiale dell'iniziativa sono soprattutto storie di testimonial importanti: dall'ex giocatore di football Chad Ochocinco che ha sorpreso i suo fan con un invito a cena postato su Twitter (in cento hanno aderito), alla regina Rania di Giordania che twitta in arabo e inglese, cercando di gettare un ponte fra la cultura medio orientale e quella occidentale.

E NON SOLO…
- Ma c'è anche spazio per contributi più originali e meno auto-celebrativi. E’ il caso della storia dei pescatori giapponesi che hanno ideato un sistema per vendere il pesce ai clienti prima ancora di tornare in porto. Come? Inserendo foto e video del pescato su un sito di e-commerce e diffondendo poi dettagli e link attraverso i loro account Twitter, battezzati secondo i nomi delle navi, Yoshieimaru e Kageyamamaru.
O lo straziante racconto di Chris Strouth, un signore del Minnesota che, dopo tre anni di sofferenza per problemi ai reni, aveva urgente bisogno di un trapianto d'organo. È bastato un cinguettio e ben diciannove persone si sono proposte come donatori. Alla fine è stata una vecchia conoscenza di Strouth, un amico perso di vista da anni, a mettersi in contatto e fornire il rene.

LIETO FINE 2.0 - Quelle postate nella pagina di “Stories” sono probabilmente le vicende più belle, le più commoventi, quelle selezionate dalla redazione per il loro appeal mediatico o per il prestigio di chi le ha narrate. Ce ne sono di sicuro moltissime altre, alcune delle quali stanno venendo vengono condivise e postate (su Twitter, naturalmente) in maniera del tutto indipendente dai follower dell'account @TwitterStories, circa 170.000 persone al momento in cui scriviamo.
Alcuni post sono come piccoli quadretti minimalisti: la cagnetta che viene salvata da malattie e fame grazie al sostegno dei proprio “seguaci”; il furto di una bici che viene presto ritrovata condividendo foto della stessa su TwitPic. Altri sono più d'impatto, come il tweet che è servito a invitare il presidente del Rwanda a un evento, ottenendo una risposta affermativa nel giro di pochi minuti tramite lo stesso canale. O il ruolo del sito di microblogging nel coordinamento degli aiuti dal popolo giapponese dopo il tragico terremoto nel marzo scorso.

Per la verità alcune di queste storie sono un po' datate: probabilmente perché sono state mutuate da una precedente iniziativa di Twitter molto simile a Stories: Twitter Tales che però, forse anche perché meno curato dal punto di vista grafico del suo successore, non ebbe molta fortuna. Chissà se a Stories andrà meglio.