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di Federico Ercole

Quando negli anni ’90 la giapponese Sega era una compagnia di punta nello sviluppo delle console (l’unica concorrente di Nintendo prima che sul mercato irrompessero Sony e Microsoft) il simbolo del suo potere era Sonic, il velocissimo porcospino blu diventato subito l’unico rivale, almeno nel reame bidimensionale dei platform, di Super Mario.
L’impero di Sega come creatrice di console collassò sulle rovine della pur notevole Dreamcast nei primi anni del 2000, cedendo allo strapotere di Playstation 2, ma la compagnia non morì e tuttora continua a produrre giochi per gli avversari di un tempo.
Così Sonic, la sua mascotte, è sopravvissuta continuando a vivere su tutte le console.

A venti anni dalla sua invenzione, Sega lancia Sonic Generations, un nuovo gioco per PS3, XBox 360 e 3DS dedicato al leggendario mammifero dagli aculei pungenti. Un po’ come accade nel film Star Trek Generations, dove il capitano Kirk della prima serie incontra il nuovo comandante Picard dell’Enterprise anni ’90, anche questo nuovo titolo ci fa giocare con due Sonic: quello classico e quello della modernità.

Il gioco cambia drasticamente in base al personaggio, così che ci si muove in livelli in due dimensioni a scorrimento quando si sceglie Sonic Classico e livelli interamente in tre dimensioni con Sonic Moderno.

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La storia è elementare, quanto tenera e coinvolgente: mentre Sonic festeggia il suo compleanno, un misterioso nemico chiamato il Divoratore del Tempo risucchia gli amici del porcospino sparpagliandoli ovunque nel passato. Sonic, smarrito in un’inquietante e incolore dimensione, incontra il “se’ stesso” del passato e insieme a lui comincerà una nuova avventura in cerca dei suoi amici e del loro rapitore.

I livelli attraverso cui giochiamo sono estrapolati dalla storia ventennale di Sonic. Sono stati riadattati con una grafica dove effetti luminosi e cromatici sono “dipinti” ad arte dagli sviluppatori ed accompagnati da rielaborazioni della musica martellante, esaltante e melodica che ha sempre svolto un ruolo fondamentale nelle imprese del porcospino.

Giocare con due o tre dimensioni è un’esperienza affascinante, che ci fa riflettere sulla storia dei videogiochi e sul carisma dei grandi personaggi che lo popolano. Ci fa pensare alla loro capacità di sopravvivere alle mode, al mercato e ai tanti nuovi caratteri elettronici che nascono per soppiantarli (senza mai riuscirci del tutto).