A pochi giorni dall'uscita di Diablo III, aspettato per 12 anni, i fan sono in rivolta. Ma da
Star Wars a Chinese Democracy dei
Guns'n'Roses, non è la prima volta che il tempo è nemico del risultato
di Marco Agustoni
Si è soliti dire che bisogna avere pazienza, perché l'attesa viene sempre premiata. Balle. Non è sempre così. Anzi, in alcuni casi è tutto il contrario: lo dimostra
Diablo III, uscito dopo ben dodici anni dal precedente capitolo, ma a pochi giorni dall'uscita già
rinnegato dai fan di mezzo mondo (ma va detto, il giudizio della critica è positivo ed è probabile che il malcontento si ridimensioni). L
'online role-playing game della Blizzard, però, non è certo l'unico caso. Dal cinema alla musica, ecco alcuni esempi delle volte in cui aspettare non ha portato a nulla di buono.
Da
Il ritorno dello Jedi a
La minaccia fantasma sono passati ben sedici anni, ma agli appassionati della saga di
Guerre Stellari devono essere sembrati eoni. E quando nel 1999, finalmente, il primo episodio della nuova trilogia è arrivato nelle sale, dopo tutto questo tempo non poteva essere altro che spettacolare. Bene, non lo è stato. Perché in soli centotrentatre minuti di pellicola, l'alone epico che si era creato attorno all'universo di Han Solo e compagnia è stato dissipato in una nuvola di imbarazzo. Dinnanzi a una trama sfilacciata, a stravolgimenti discutibili e a uno dei personaggi più odiati della storia del cinema, il gungan Jar Jar Binks, che sembra essere stato concepito solo per vendere qualche pupazzetto ai bambini, i fan si sono sentiti mancare. E non è che con i due episodi successivi sia andata meglio. Così, per i più sfegatati sostenitori di
Star Wars,
George Lucas è diventato il Male in persona, colui che per gonfiare ulteriormente il suo già grasso portafogli, non ha esitato a gettare il proprio capolavoro nel fango.
Ci sono videogiochi che proprio non s'hanno da fare. Semplicemente perché è passato troppo tempo, perché sono l'uscita è stata smentita e riconfermata più volte, perché ci sono stati numerosi cambi di direzione nel processo produttivo e, soprattutto, perché l'aspettativa che si è creata attorno al progetto è diventata eccessiva. È il caso di
Duke Nukem Forever, seguito di uno dei
first-person shooter di maggiore successo di sempre, quel
Duke Nukem 3D che è un diretto discendente di un altro titolo storico che in questi giorni ha compiuto venti anni, ovvero
Wolfenstein 3D. Il titolo era stato annunciato già nel lontano 1997, ma man mano che la data di uscita veniva spostata sempre più in là negli anni, la nuova avventura dell'irriverente Duca è diventato una specie di leggenda nel mondo dei videogiochi, con quel
Forever che, ironia della sorte, invece che un "per sempre" pareva un beffardo "giammai". Nel 2009, fallita 3D Realms, sembrava tutto finito. Ma i diritti sono stati subito acquistati da 2K Games, che ha portato il lavoro a termine. Purtroppo. Bocciatura unanime di pubblico e critica, quella che era un'affascinante storia di ritardi diventa una barzelletta e in breve tutti fanno finta che
Duke Nukem Forever non sia mai esistito.
1993, viene pubblicato
The Spaghetti Incident?, quello che sembra destinato a essere l'ultimo album in studio dei
Guns'n'Roses, la dignitosa uscita di scena di una band straziata dai dissidi interni. E invece Axl Rose decide di fare a meno di Slash (
leggi l'intervista) e soci e di continuare per la sua strada, portandosi appresso il nome del gruppo. Passano gli anni e il sesto, fantomatico disco dei Guns non vede mai la luce. Ma ancora una volta, le cose non vanno come dovrebbero e nel 2008 il bizzoso Axl riesce a sfornare
Chinese Democracy. Che, a detta di molti, è una delusione. Gli altri lo considerano al più un album dimenticabile, ma ormai il danno è fatto e l'
incident più violento dei Guns'n'Roses sembra essere proprio questo.
Cosa impariamo da questi esempi, a cui se ne potrebbero aggiungere molti altri? Forse che, alle volte, è semplicemente meglio lasciare le cose belle dove stavano, nel passato, magari ricordandole con un sospiro di nostalgia. Perché se è vero che la nostra memoria si modifica nel tempo, rischiamo di guastarne il ricordo per colpa di un maldestro tentativo di fingere che il tempo stesso non esista.