di Eva Perasso

Un tempo c’era la maionese che impazziva se a sbattere le uova era una donna incinta, o la pioggia incombente e copiosa se le nuvole arrivavano dal monte, oltre all’immancabile universale “rosso di sera” che portava, per fortuna, tanto bel sole. Oggi le credenze popolari si arricchiscono di nuovi argomenti e proprio la tecnologia di tutti i giorni, quella legata agli oggetti ormai entrati nella vita comune, offre nuovi spunti e fraintendimenti per gonfiare l’elenco delle credenze popolari e dei falsi miti. Tanto che è difficile spiegare che no, non è necessario staccare la spina dal muro del nostro computer portatile per salvare la batteria dal deterioramento. O che non sempre il numero di pixel della macchina fotografica digitale è sinonimo di qualità dell’immagine se è molto alto. O che, ancora, le cartucce per stampanti ricaricabili rovineranno la nostra macchina…

Nove miti da sfatare - L’Huffington Post, e uno dei suoi columnist più noti per chi ama la tecnologia personale, provano a fare una classifica dei nove falsi miti ricorrenti tra tutti gli utenti, credenze e leggende metropolitane in cui cadono anche i più informati. In verità, sarebbero molti di più: siti accreditati e molto cliccati come How stuff works ne elencano a decine, dividendoli per azienda (ci sono i miti su Apple e poi quelli su Google o Facebook), settore (da internet ai consigli per programmatori), tipo di apparecchio (il Pc, la macchina fotografica, lo smartphone), personaggi noti (Bill Gates e Steve Jobs su tutti). Tra questi, almeno nove meritano un ripasso e qualche “oh” di stupore anche tra i più ferrati in materia.

Apple e megapixel - Cominciamo dai patiti di Apple: non è vero che chi possiede una macchina della casa di Cupertino è immune dai virus; dopo anni, anche l’azienda ha dovuto eliminare dal suo sito e dalle sue pubblicità questa falsa credenza. Attenzione dunque, meglio proteggersi con un buon antivirus.
Secondo mito tech: i megapixel. Non si misurano in grandezza, soprattutto per un uso familiare e non professionale: nell’acquisto occorre prestare attenzione anche alla qualità delle lenti e dei sensori, invece che focalizzarsi sui Megapixel. E dopo la fotocamera, via verso lo smartphone e le applicazioni scaricate nel tempo: chiuderle quando non in uso non porta a salvare la durata della nostra batteria, perché, almeno nel caso dell’iPhone, queste dopo pochi secondi di inattività si chiudono già da sé.

Angolo portatili – Sui computer portatili, ormai diffusi nelle vite quotidiane da molti anni, i miti si susseguono di continuo. Ma almeno tre sono tanto radicati e impossibili da far morire: il primo riguarda la durata delle batterie. Il consiglio spassionato è quello di staccare la spina una volta terminato l’uso, pena il deperimento della batteria. Ma con l’introduzione, negli ultimi anni, delle batterie al litio, questo non è più vero come un tempo e il portatile può tranquillamente restare attaccato senza compromettere la salute e la durata della carica.
Stesso discorso vale per la diceria che ogni volta la batteria vada fatta scaricare fino in fondo, prima di ricaricarla. Questo trucco, sostengono gli esperti, basta una volta ogni tanto, magari un giorno al mese. Duro a morire è anche il detto che quegli uomini che lavorano con il laptop in grembo potrebbero diventare sterili e far male ai loro spermatozoi. Falso: al massimo, a furia di lavorare a testa bassa, avranno male al collo, e le cosce surriscaldate dalla batteria. Ma questo è tutt’altro problema.

Dalla tastiera Querty al magnete ladro – Nella lista dei 9 miti più radicati, non poteva mancare Facebook e una rassicurazione per tutti gli utenti del social network: no, non diventerà a pagamento. A Zuckerberg basterà continuare a sfruttare analisi di mercato e dati sui nostri “mi piace”. Mentre tornando alla parte hardware, la classifica si chiude con due strani preconcetti: il primo è che la tastiera Qwerty, ovvero quella con la disposizione dei tasti normalmente usata in Italia, sia stata studiata in questo ordine per rallentare i nostri ritmi di digitazione dei caratteri, scordando invece le sue origine storiche che arrivano proprio dalla nascita della macchina da scrivere a fine Ottocento. Il secondo, per chiudere in bellezza, riguarda lo spauracchio del furto dei dati a opera di… un magnete. Nessuna calamita presente nelle nostre abitazioni potrà mai, se avvicinato a chiavette Usb o memorie portatili, cancellarne i dati inseriti all’interno. Avveniva in passato, ai tempi dei floppy, ma oggi sarebbe necessario un macchinario industriale dalla potenza spropositata.