di Marco Agustoni

Il 13 novembre scoccherà il B-Day, l'invasione dei negozi di videogiochi da parte di Call of Duty: Black Ops II, il titolo più atteso di questo autunno, ultimo capitolo nella saga di simulazioni belliche Call of Duty. Lo ha presentato alla stampa italiana Jay Puryear, un omone tanto imponente quanto simpatico a capo del dipartimento di Brand Development presso Treyarch, la software house che si è occupata dello sviluppo del gioco. "È il sequel diretto di Black Ops" ci ha spiegato, "Ci sono vari personaggi del primo capitolo: nelle missioni ambientate negli anni '80 ritorna infatti Alex Mason, mentre quelle nel 2025 avranno per protagonista suo figlio David".

Ecco, a proposito di futuro, una delle prime cose che Puryear ha fatto è stata tranquillizzare i fan preoccupati da una svolta troppo fantascientifica: "Qualcuno teme che siamo passati a robot e astronavi, ma non è così. Abbiamo parlato con i più grandi esperti in materia, come B.W. Singer, autore di Wired for War, per capire come sta evolvendo nell'immediato futuro il modo di fare la guerra. Non volevamo andare troppo in là, la nostra intenzione è stata sempre quella di rimanere realistici. Il nostro motto è boots on the ground (stivali a terra)". Oltre a essere plausibile, il nuovo titolo distribuito da Activision doveva poi essere flessibile: "Nel giocare a Black Ops II, è possibile creare la classe del proprio personaggio, customizzandola attraverso la combinazione di una serie di scelte differenti. L'idea è che tu possa scegliere come vuoi giocare Call of Duty. E noi diamo potere al giocatore". La personalizzazione riguarda anche l'estetica del personaggio, ovvero la sua presentazione agli altri giocatori multiplayer: simboli, coccarde e premi serviranno a renderlo immediatamente riconoscibile per quanto riguarda il suo stile di gioco e i suoi traguardi.

Il team Treyarch ha introdotto altre rilevanti novità riguardo al multiplayer, da sempre fiore all'occhiello della serie: "Abbiamo creato un sistema di eSport: andando online, i giocatori saranno adesso indirizzati verso avversari del loro stesso livello, in modo che le sfide siano equilibrate. Non c'è gusto a competere contro qualcuno di molto più forte". Le varie partite potranno poi essere riviste e studiate attraverso diversi punti di vista, grazie al sistema del CODcasting. E in poche mosse sarà possibile creare in automatico (o montare per conto proprio) dei "trailer" delle partite, con i momenti più emozionanti della competizione. La customizzazione riguarda anche le sfide, perché i giocatori potranno creare le proprie versioni delle diverse mappe, con regole ed elementi in gioco a proprio piacimento.

Per concludere, non senza una certa soddisfazione Puryear ci ha raccontato di una delle feature più popolari di Call of Duty: "Ovviamente ci sono anche... gli zombie!!!". La modalità in cui bisogna fare una carneficina di non-morti è stata molto curata, con l'aggiunta di nuovi personaggi, ognuno con il proprio background, nuovi zombie da spappolare e nuove armi con cui spappolarli. "Il nuovo Zombie Mode sarà giocabile da uno a quattro personaggi e si baserà su due elementi: il bus con cui i personaggi si muovo nelle varie zone del gioco e una serie di oggetti fondamentali che devono essere costruiti con elementi sparsi per la mappa". Oltre alla modalità Storia, però, sarà possibile giocare anche in Survival Mode, nel quale bisogna sopravvivere il più a lungo possibile contro le orde di zombie, e in Grief Mode, in cui si fronteggiano due team di umani in una mappa piena di zombie: il team con l'ultimo uomo in vita vince. E dalla soddisfazione con cui ce ne parla Jay ci sono pochi dubbi: la sua modalità preferita dev'essere proprio quest'ultima...