Di Marcello Barisione e Mattia Tufano

Ho due inviti per la Games Week di Milano” mi dice Mattia “Io gioco, tu guardi, non possiamo fallire”. In men che non si dica siamo in fiera, felici come bambini. L'ingresso è mozzafiato: dall'alto si vede tutto, ci sono grandi nomi, quei marchi che hanno costellato gran parte delle tue giornate, ma in un attimo capisci che quello che ti aspetti è ben altro. Stand faraonici e ragazze seminude che ballano, ma i titoli da giocare sono già usciti e gli sviluppatori parlano troppo difficile ma sopratutto mancano tanti marchi cui avresti voluto rendere omaggio.
Black Ops 2 e Far Cry 3 ci fanno commuovere ma dopo file di anni per giocare ci aspettiamo qualcosa di più dai videogiochi che invadono Milano. Meglio giocare a casa, e per le tipe c’è sempre il web, anche se quelle del body painting FIFA ci lasciano a bocca aperta.

L’area giochi non è vicino alla confusione; gli stand rumorosi sono sotto, per giocare si prende una scala e si arriva finalmente in un’area per professionisti. Nella hall dedicata al torneo di Fifa13 la prima cosa che noti è la tensione sul volto dei ragazzi. Gli iscritti che attendono il loro turno di gioco sembrano nervosi, frustrati, come se fossero stati costretti da qualcuno a partecipare alla rassegna. Nell’attesa, alcuni di loro ci raccontano di essere noti nel mondo dei tornei di videogames (sarà vero?) di essere professionisti, hanno gareggiato in diversi tornei internazionali. Noi intanto siamo pronti: Mattia scende il campo contro un ventiseienne da Novara. Non c’è storia 3-1 e tutti a casa.

La sfida continua e i nostri amici nerd (perchè noi cosa siamo?) si guardano minacciosi, non si parlano e ostentano sicurezza. Almeno il 90% di loro è iscritto a corsi di studio di informatica e programmazione e una percentuale ancora più elevata è convinta di essere Neo, l’eletto di Matrix. Anche noi lo siamo ma intanto arriva il secondo turno. Mattia è teso ora è tra i primi 64 del torneo. Mentre il bomber scalda i polpastrelli io faccio qualche domanda in giro. Cosa spinge un ragazzo ad iscriversi ad un torneo del genere ? Mi dicono che c’è chi lo fa per soldi. Il primo premio a Milano era una Coppa ma in giro per il mondo si possono vincere dei bei soldi se si è in grado di arrivare a Las Vegas, Colonia o Los Angeles. Altri cercano uno sponsor che li segua nella loro carriera, c’è invece chi lo fa per la gloria, per portarsi a casa la coppa, fotografarla e vantarsi con i compagni di classe su Facebook. Devo dire che c’è anche chi gioca per divertimento salvo poi scagliare il joypad contro un muro alla fine della partita che lo vede perdente e abbandonare la sala di corsa. Siamo in campo, Mattia domina sulle fasce, il Real Madrid è inarrestabile il povero malcapitato stavolta soccombe 3-0. Mattia è nei 32esimi di finale. Il gioco si fa duro anche perché il campione italiano, dopo un bye nel primo turno ha appena vinto 9-0 contro un mortale.

Intanto c’è chi ci racconta che i videogiochi complessi gli impegnano completamente il cervello. Quando gioca si concentra in maniera tale da isolarsi da tutto quello che lo circonda, pensa solo alla partita e, soprattutto, smette di pensare ai mille problemi che lo affliggono nella vita quotidiana. Lui ci gioca almeno 5 ore al giorno ed ha 16 anni. Ci viene in mente la questione dei giovani alienati dai videogiochi che ha radici ormai decennali e numerosi addetti ai lavori al seguito. Non è però una questione ci sentiamo di condividere. Il ragazzo ci racconta anche che il suo mondo, quello dei videogiochi, è quello che cerca e quello che lo rende felice. Ci dice che le ragazze seminude che lavorano al torneo e che ancheggiano abilmente tra i partecipanti, non gli sono affatto indifferenti, ma sa che preferiscono andare con chi fa sport ed ha un fisico atletico, invece di frequentare gente come lui. Questo però non gli dispiace affatto. Ci dice: “Se non gli piaccio come sono, vuol dire che non sono fatte per me.”

Man mano che il torneo avanza l’atmosfera cambia, il ghiaccio si rompe e tra i ragazzi spunta anche qualche sorriso. Mattia affronta un ragazzino appena uscito da scuola. Partita dura, segna lui, poi pari. Rigore per il mio collega, sto per esultare ma Hart del City mi ricaccia in gola l’esultanza. Lo farà altre tre volte, perche Mattia prima sbaglia un altro rigore e poi esce alla lotteria degli 11 metri. Una stretta di mano, un paio di battute. Il torneo è finito e Mattia mi confessa “Era più forte lui”.