di Federico Ercole

Dante, il protagonista dai bianchi capelli della serie Devil May Cry, demone e angelo insieme, irriverente e letale, è una leggenda dei videogiochi giapponesi. Così quando la Capcom annunciò al Tokyo Game Show di due anni fa che il nuovo gioco di questa saga d’azione con uno sfondo horror sarebbe stato realizzato da un team di sviluppo europeo, i commenti dei fan non furono entusiasti. E peggiorarono quando si videro le prime immagini dell'episodio: un ragazzo tormentato dai capelli neri!
Si trattò di reazioni istintive perché pochi considerarono il grande talento della software house inglese a cui la Capcom affidò il titolo, ovvero Ninja Theory, responsabile di Heavenly Sword, con una giovane Anna Torv, futura star di Fringe, e soprattutto di uno dei capolavori di questa generazione di console, Enslaved.

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Giunto a Milano per la presentazione del gioco, che uscirà il 15 gennaio per PS3 e XBox 360, abbiamo incontrato il responsabile della reinvenzione di Dante, l’artista italiano Alex Talexi, che ci ha raccontato come il rinnovamento del personaggio sia nato dall’esigenza di trasformarlo in una versione occidentale più realistica non basata su una visione commerciale ma artistica, filosofica e addirittura politica. Il nuovo Dante infatti è un ribelle dei nostri tempi, uno di quei ragazzi che si possono incontrare durante le manifestazioni. Così i suoi nemici non sono solo astratti demoni ma un male infernale che si incarna nella realtà di tutti i giorni, gestendo banche, multinazionali e media, insomma una versione narrativa del potere contro cui combattono, per esempio, gli attivisti di OccupyWallStreet.

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E che i riferimenti di Talexi siano artistici si capisce subito. “ La pittura surrealista, soprattutto quella di Dalì, mi ha ispirato per l’idea di Limbo, la diabolica città senziente che insegue e perseguita Dante nel corso del gioco. Si manifesta nella nostra realtà trasformandola in una versione diabolica condizionata da una fisica che ricorda quella che domina alcuni quadri del pittore. Funziona bene in un contesto fantasy”. Visivamente le immagini di Limbo che sommerge il presente sono davvero belle e malsane, ma non escludono un contorto e splendido.

Non solo Dalì, però. Il presente delle nostre strade in rivolta convive con il passato e il pathos della pittura del ‘600. E così in Devil may Cry c’è anche Caravaggio: “ Ci sono dei flashback che narrano il passato di Dante”, racconta Talexi, “e ho pensato che il miglior passato della pittura è il nostro, quello della grande pittura italiana. Così ho provato a ricreare l’atmosfera di Caravaggio e molti di questi ricordi di Dante sono ripresi dai suoi dipinti nella luce, nei colori e nella composizione. Ad esempio ho usato La cattura di Cristo sostituendo i soldati che prendono Gesù nell’orto con dei poliziotti che afferrano Dante durante una manifestazione.”

La rappresentazione della natura ha sempre avuto un ruolo fondamentale nella produzione di Ninja Theory dando vita alle strepitose visioni di Heavenly Sword e Enslaved, chiediamo a Talexi se sarà così anche in DmC : “Amo una fantascienza e un fantasy che definisco organico. I miei riferimenti sono Miyazaki e Moebius, dove la natura è importantissima. Per animare il Malice, il sangue nero che scorre nella città di Limbo, ci siamo ispirati al ciclo vitale di un fiore velocizzato su pellicola, o al movimento nervoso e predatorio di certi strani molluschi”. Insomma, non avrà i capelli bianchi ma il nuovo Dante ha uno spessore psicologico e un fascino che non fanno rimpiangere il vecchio, inoltre sembra più vero e più vicino anche se pistole e spadoni li sa ancora usare con classe e furia micidiale.