di Marco Agustoni

È difficile trovare qualcuno che, dopo aver sentito la storia di Zerocalcare, non ci si appassioni o non provi quantomeno simpatia nei confronti di questo 29enne di Roma. E a ben vedere il perché è chiaro: un fumettista non molto conosciuto viene preso sotto l'ala protettrice di un suo collega più famoso, apre un blog e in pochi mesi diventa un fenomeno del web, pubblica un libro autoprodotto e quello va sold out, tanto da spingere una casa editrice, Bao Publishing, a ristamparlo. E poi il secondo volume, Un polpo alla gola, edito ancora da Bao, che non solo risulta essere il più venduto a Lucca Comics & Games, punto di riferimento per il mercato di settore italiano, ma addirittura si piazza al primo posto delle vendite dei libri (non a fumetti, ma dei libri tout court) su Amazon.it, scalzando dalla vetta avversari ben più agguerriti e facendo sperare agli appassionati che sia arrivato il momento in cui l'editoria del nostro Paese si decida a concedere gli spazi meritati al media fumetto. Insomma, è una specie di favola dei giorni nostri. Se poi ci si aggiunge il fatto che Zerocalcare, al secolo Michele Rech, è effettivamente (molto) bravo, e non si tratta insomma di un fenomeno costruito e pompato ad arte, ecco spiegato il motivo di questa intervista.

Ci racconti in breve come sei arrivato al blog di Zerocalcare, a La profezia dell'armadillo e, oggi, a Un polpo alla gola?
Ci sono arrivato dopo una breve collaborazione con un altro fumettista decisamente più famoso, Makkox: è stato lui a propormi di autoprodurre La profezia dell'armadillo, che cronologicamente viene prima del blog. Ed è stato sempre lui a convincermi ad aprire il blog, un po' per fare da traino al libro, un po' per "buttarmi nell'arena". Io ero scettico e ostracista di fronte a tutte queste proposte... invece l'esperimento è andato benissimo, tanto che la Bao Publishing ha poi deciso di ristampare La profezia dandogli anche una distribuzione decente e di propormi anche un nuovo libro, che è appunto il Polpo alla gola appena uscito.

Vedendo la tua storia recente, viene quasi da pensare: e se non fosse stato per il blog?
Per me che vengo dalle fanzine autoprodotte è terribilmente frustrante ammettere che se non fosse stato per il blog sarei rimasto nell'ombra con una piccola cerchia di lettori circoscritta alla mia tribù, ma purtroppo è cosi. Il blog mi ha proprio aperto un universo.

Quanti Zerocalcari saranno esistiti nell'era pre-internet che sono rimasti nell'ombra?
Tantissimi, ma in realtà non è che l'era di internet di per sé sia risolutiva in questo senso: internet è un oceano in cui pure le cose più belle si perdono se non hanno qualcuno che gli dà voce e visibilità. Nel mio caso è stato Makkox, che ci ha messo la faccia, che era già sotto i riflettori e che mi ha spinto con i suoi tantissimi lettori. Sennò probabilmente anche il mio blog rimaneva lì come tantissimi lavori anche molto più belli che si possono trovare in Rete, ma che non arrivano mai al grande pubblico.

Leggendo Un polpo alla gola viene da chiedersi: quanto c'è di autobiografico e quanto invece di romanzato?
Autobiografici sono i personaggi, le situazioni raccontate, i contesti e le emozioni. Anche l'elemento mistery che viene scoperto nella prima parte del libro in realtà è autobiografico. Quello che invece è frutto di fantasia è il modo in cui quello stesso elemento poi si snoda e soprattutto si risolve. Quello ovviamente è falso sennò a quest'ora non ci avrei fatto un fumetto, probabilmente.

Una cosa che si sta dicendo in questi giorni su di te è che sei riuscito a conquistare anche il pubblico dei non-lettori di fumetti: come hai fatto? Hai una formula magica? Li hai corrotti?
In parte credo che aiuti sempre il discorso del blog: il blog spesso non viene fruito come un fumetto, ma come un elemento di condivisione da social network, un po' come quelle pagine di Facebook che sfornano foto con qualche scritta divertente. Ho l'impressione che una parte del traffico del blog venga da questo tipo di meccanismo. E in parte perché i miei riferimenti non sono soltanto quelli dei lettori di fumetti: io stesso sono uno che sta in fissa col fumetto quanto con le serie tv quanto coi film quanto con la letteratura scritta, quindi magari uno ci può trovare degli spunti in cui riconoscersi anche senza essere un accanito lettore di fumetti.

Il tuo collega Roberto Recchioni ha commentato, a proposito delle vendite di Un polpo alla gola, scrivendo sul suo blog che il successo del tuo lavoro aiuterà anche gli altri fumettisti a uscire dalla "nicchia" dei soli lettori di fumetti... che ne pensi?

Non lo so, non riesco a rendermi conto ancora bene delle vendite, di quanto possano influire nella percezione dei grossi distributori o delle librerie nel convincerli che esiste un mercato dignitoso anche per i fumetti e che non bisogna relegarli all'angolo della vergogna o dell'infanzia. Se succede ovviamente sarò molto contento.

Nelle tue storie sottolinei più volte di essere cresciuto nei centri sociali, ma nei tuoi lavori non emerge l'estetica propria di questo background: è una scelta voluta o inconscia?
Beh, nella Profezia dell'armadillo molte scene erano ambientate al Forte Prenestino, che è un centro sociale romano, e spesso ho descritto delle scene e delle dinamiche che sono proprio caratteristiche dell'universo degli spazi occupati e della politica. Quello che non emerge magari è il lato più militante, quella è una scelta nella misura in cui raccontare certe cose è molto più vincolante, deve essere rispettoso di tutta una comunità estremamente frastagliata, insomma dev'essere il frutto di una decisione collettiva. Raccontando le mie storie più personali non devo rendere conto a nessuno.

Si è parlato dell'ultimo Lucca Comics come quello dei record di affluenze: visto che sei l'autore che durante la fiera ha venduto più volumi e quindi probabilmente uno dei più gettonati per le dediche, ne sei uscito indenne?
Ormai sono abituato a fare disegnetti anche per otto ore consecutive, quindi Lucca Comics non è stata un'esperienza così devastante... quello che mi ha un po' provato sono stati i ritmi da catena di montaggio e l'impossibilità di avere un minimo di scambio con le persone a cui dedicavo i libri. A Lucca è tutto molto più impersonale, la gente lascia i libri e li viene a riprendere dopo tre giorni, uno perde un po' il senso di quello che sta facendo.

Visto che nei tuoi fumetti abbondano le citazioni di film, serie tv e videogiochi, puoi dirci in ordine sparso quali sono stati quelli che ti hanno segnato la vita?
X-files
e Lost per le serie tv che mi hanno segnato la vita (ma in realtà anche Genitori in blue jeans e Bayside School, da piccolo), Street Fighter II e Final Fantasy VII per i videogiochi.

E quelli che invece ti stanno appassionando in questo momento?

Adesso direi Misfits, Breaking Bad e The Walking Dead, mentre coi videogiochi sto un po' fuori dal mondo. Infatti mi voglio comprare una console al più presto senno mi pare di stare proprio fuori dallo zeitgeist.

Classica domanda conclusiva: cosa ci riserva Zerocalcare per il 2013?
Se tutto va bene un altro libro a cui sto iniziando a pensare adesso, una raccolta delle tavole del blog con un po' di inediti, e poi vediamo, io cerco sempre di evitare la bulimia lavorativa ma finisco sempre per invorticarmi in mille cose...