di Federico Ercole

Malgrado il mercato dei videogame sia soprattutto alimentato da produzioni milionarie e seguiti più o meno riusciti di titoli di successo, i giochi più premiati dell’anno scorso sono state piccole produzioni indipendenti che si sono rivelate esperienze videoludiche uniche e indimenticabili come The Walking Dead e Journey. Questo perché, con un budget minore, molti autori sono più liberi di inventare opere nuove e originali senza la pressione di un eventuale tracollo economico. Su questa linea una delle grandi sorprese del 2013 potrebbe essere Rain, prodotto dai Japan Sudios di Sony e sviluppato dai talenti di Playstation C.A.M.P.

Il gioco, che sarà disponibile in autunno solo su Playstation Network, ci racconta di un ragazzo poco più che bambino che, a casa con la febbre, vede una fanciulla eterea scomparire in un’altra dimensione inseguita da una minacciosa creatura. Il giovane protagonista decide così di seguirla, giungendo in una città desolata in cui piove sempre e non c’è nessun abitante, se non qualche sinistra creatura. Durante il gioco è la nostra forma spirituale a muoversi, per cui siamo invisibili, se non quando ci bagna la pioggia: la giocabilità e il fascino visivo di Rain si basano su questa intuizione.

Il video di Rain



“Volevamo che giocare a Rain fosse un’esperienza unica e nuova” - ci spiega la producer Noriko Umemura, che abbiamo incontrato presso gli uffici di Sony a Madrid - “così abbiamo fatto in modo che la musica, la storia e l’atmosfera del gioco si fondessero in una visione originale che si adattasse con gli elementi gameplay, risultando sempre omogenea e coinvolgente”.  La strana e umidissima città in cui si svolge la storia è un luogo evocativo dalle tetre architetture. Umemura racconta che “ci siamo ispirati a diverse città europee per inventarla e vi abbiamo anche aggiunto elementi giapponesi.  Così è una miscela di varie architetture diverse e ogni giocatore può percepirla come familiare, sebbene sia completamente fuori dalla nostra realtà”.

Varietà di gioco - Giocare a Rain è un’esperienza che sottopone il giocatore ad adattarsi a situazioni sempre diverse, così che il gioco non diventa mai ripetitivo. Umemura, con in mano il joyopad della PS3, ci ha mostrato situazioni varie e appassionanti come fughe, pazienti momenti d’attesa e enigmi ambientali.  Inoltre, mentre giochiamo, sullo schermo compaiono alcune scritte che raccontano ciò che sta accadendo con un lirico effetto narrativo. Durante il gioco la musica alimenta l’immersione e contrappunta il suono della pioggia che non cessa mai di cadere, amplificando le emozioni e la poetica. Ci sono tanti inquietanti mostri diversi in Rain e con essi nessuna reazione potrà essere automatica, ma dovremo sempre inventarci modi nuovi per sperare di sconfiggerli. Umemura dice che “il design dei mostri è vago e sfuggente, perché volevamo che chi gioca li definisse anche con la propria fantasia”. A chi teme che Rain, come il bellissimo Journey, sia un un gioco memorabile, intenso ma molto breve, la produttrice risponde che ci vorranno parecchie ore per portarlo a termine. Per gli appassionati di videogame quindi questo autunno sarà più piovoso del solito.