di Marco Agustoni

Sempre più spesso, giocando ai videogiochi di maggiore successo, capita di sentire uno dei protagonisti parlare con una voce già sentita. Al cinema, magari. Beh, non si tratta di un'impressione, perché negli ultimi anni le software house hanno capito quanto sia importante l'interpretazione, nel rendere credibile un personaggio, e hanno affidato il compito del doppiatore a grandi attori del cinema e della tv. È accaduto con Giancarlo Giannini, che ha prestato le proprie doti recitative a Raul Menendez Call of Duty: Black Ops II. Succederà con Francesco Pannofino, che doppierà il pirata Barbanera in Assassin's Creed IV. E sta per capitare con Anita Caprioli, chiamata a interpretare Kyra Mosley in Call of Duty: Ghosts, in uscita il 5 novembre per Playstation 3, Xbox 360 e Wii U e a seguire per Playstation 4 e Xbox One. Ne abbiamo parlato con lei.

Ti sei trovata a tuo agio in questo ruolo insolito?
È stata un'esperienza molto divertente, perché aveva delle caratteristiche del tutto nuove per me. Inoltre ho avuto una grande autonomia da un punto di vista creativo, ho potuto decidere che sapore e densità dare alla voce di questo personaggio.

Qual è stata la maggior difficoltà che hai incontrato?
In passato ho doppiato me stessa oppure ho doppiato un'altra attrice, quindi avevo sempre un riferimento visivo. Invece con Kyra avevo una semplice fotografia e uno schema per le battute. Ma non parlerei di difficoltà, anzi è stata una possibilità per confrontarmi con qualcosa di nuovo. Quando doppi un'attrice in carne e ossa devi seguire quelle che sono le sue espressioni, i movimenti del suo corpo. In questo caso, non avendo questi riferimenti, ho dovuto lavorare molto più di immaginazione. Anche perché lavorando su una base spaziale si tratta di un personaggio non lontano, ma lontanissimo dalla mia esperienza quotidiana.

C'è qualcosa che ti sei dovuta dimenticare del tuo lavoro di attrice di cinema e tv, per doppiare un videogioco?
In questo caso ho dovuto lavorare attraverso un unico mezzo espressivo, ovvero quello vocale. La possibilità di isolare la voce e sfruttarla in un modo molto tecnico mi ha portato a focalizzarmi solo sulla pasta e le qualità della voce stessa e a dimenticarmi tutto il resto.

Ci descrivi in breve il tuo personaggio?
Kyra è una ragazza laureata in ingegneria che si ritrova a capo di una stazione spaziale in un'operazione di pace. Dal punto di vista caratteriale ho cercato di darle delle caratteristiche umane, più vicine a una donna qualsiasi che si ritrova in una situazione difficile, piuttosto che farla sembrare una wonder woman che sa già tutto quello che deve fare. Tra l'altro scoprivo il prosieguo della trama "assieme" a lei, quindi in un certo senso abbiamo affrontato lo stesso percorso.

Kyra Mosley è il primo personaggio femminile di un certo rilievo nella serie Call of Duty. È un segnale che anche i videogiochi si stanno accorgendo delle donne?
Io spero che tutto il mondo si accorga di più delle donne e non solo Call of Duty. [ride] Ma diciamo che Call of Duty è una conseguenza di tutto ciò.

Sei appassionata di videogiochi?
No, non sono una patita. Però mi ha un po' introdotta a questo mondo un videogioco di un po' di anni fa, Silent Hill, che aveva delle atmosfere molto cinematografiche.

In effetti, i videogiochi sono sempre più simili a kolossal cinematografici e come il cinema danno un maggior valore allo storytelling...
Assolutamente. Quando mi è stata proposta la possibilità di doppiare Kyra, guardando un po' di immagini di Call of Duty mi sono resa conto di quanto il lavoro dietro il gioco assomigliasse a quello che c'è dietro un film, con il rilievo che viene dato alla parte estetica ed evocativa, gli sceneggiatori e così via. Il confine tra i due ambiti non è più così netto.

In Call of Duty: Ghosts l'azione non mancherà. Ti vedresti a recitare in un action movie?
Certo, io dico sempre che vorrei fare Charlie's Angels 6! [ride] Sto aspettando solo che qualcuno mi chiami...

Allora facciamo un appello ufficiale! Invece, dopo Call of Duty: Ghosts in cosa ti vedremo impegnata?
Sto promuovendo un film che si intitola La prima neve, ambientato in una valle del Trentino, che racconta di un ragazzo africano che si ritrova ospite in questa comunità. Poi sono in giro a teatro con una riscrittura un po' particolare dell'Antigone, ironica e molto colorata.