L'11% delle foto su Instagram sono "selfie". E cioè foto di utenti che si piazzano lo smartphone davanti al volto e scattano autoritratti. Spesso in maniera compulsiva, ma a volte anche in maniera creativa, tenera, ironica.
Il genere non dilaga solo nelle timeline dei nostri amici, ma si sta ormai affermando come format visivo trasversale ai diversi media. Tanto che l'Oxford Dictionaries Online ha incluso il termine al suo interno lo scorso agosto.
Ecco allora che nell'ultimo capitolo di Grand Theft Auto, il numero 5, è stata inclusa la possibilità di scattare un selfie al proprio personaggio e poi condividerlo online. Su Facebook già esiste una pagina con oltre 40.000 iscritti che condividono i selfies scattati nel gioco.



Mentre su YouTube si possono trovare video in cui i protagonisti scattano un selfie subito dopo aver commesso un omicidio.



Il fenomeno non poteva non toccare il mondo delle serie tv. In un episodio recente di Homeland - Caccia alla Spia (la serie di Showtime di cui Fox HD sta mandando in onda la terza stagione) Dana invia un selfie topless al suo ragazzo Brian.

Un perfetto esempio di sexting, controverso fenomeno che ha causato più di un imbarazzo a diverse personalità della politica e dello sport. E che ora dilaga su molti smartphone anche grazie ad applicazioni come SnapChat che permettono di inviare foto che (in teoria) si autodistruggono subito dopo che il destinatario le ha visualizzate. Ogni giorno più di 350 milioni di foto (di cui la maggior parte sono autoscatti) vengono condivise su SnapChat.

A un primo approccio quello dei selfie può sembrare l'ennesimo fenomeno di "narcisismo digitale". Soprattutto per l'utilizzo che ne fanno molte personalità dello star-system. Ma secondo gli esperti dietro l'ossessione dell'autoscatto c'è anche dell'altro : "Tutti abbiamo un istinto a uscire fuori da noi stessi e guardarci", ha spiegato al New York Times Clive Thompson, autore del saggio  “Smarter Than You Think: How Technology Is Changing Our Minds for the Better”. "Farsi una fotografia è un modo per cercare di capire come le persone ci vedono, chi siamo e come sembriamo. Non c'è niente di sbagliato". E con Thompson è d'accordo anche Frédéric della Faille, fondatore di Frontback, applicazione che permette di condividere più facilmente le foto scattate con lo smartphone: "Quando parliamo di selfie bisogna immaginare che il volto è la didascalia di un momento o di una storia che si sta cercando di raccontare".

E proprio a questo fenomeno di recente Ebay Deals ha dedicato una una bella infografica interattiva che, attraverso immagini e numeri (come quelli sulle star con più autoscatti condivisi), cerca di ricostruire i contorni di un format comunicativo che non può più essere ridotto solo a "digital vanity".