Dall'America all'Italia, dagli attori di Hollywood al presidente del consiglio italiano, la #IceBucketChalleneg, la sfida dell'acqua ghiacciata in favore della ricerca sulla Sla, ha conquistato il mondo. Non bastassero le celebrità che si sono sottoposte al rito, a testimoniare del successo dell'iniziativa arrivano ora – come raccontato dal magazine Mashable - i tentativi di imitazione. Dove il format (la sfida, il secchio e il meccanismo social) è lo stesso, ma il contenuto e la buona causa cambiano di volta in volta. L'obiettivo è sempre il medesimo. Sensibilizzare su un problema e invitare le persone a farsene carico.

Dall'acqua al vino - Tra i primi a rendersi conto che l'idea poteva essere applicata anche ad altri problemi e in altri contesti c'è stata la giornalista indiana Manju Latha Kalanidhi. All'acqua nel secchio ha sostituito il riso e al rovesciamento sulla testa la donazione ad una persona bisognosa. Tutto il resto, buone intenzioni comprese è rimasto uguale.



Ma non si tratta dell'unica variante. In California, per esempio, il protagonista della sfida è diventato il vino in quella che è stata chiama Wine Bucket Challenge. Non si tratta di un vino qualsiasi, bensì quello contenuto nelle bottiglie danneggiate dal terremoto che ha recentemente colpito la Contea di Napa. La ragione per cui alcuni residenti della zona hanno deciso di rovesciarsi in testa un po' di nettare di Bacco è, appunto, tenere alta l'attenzione sulle conseguenze del sisma e raccogliere fondi a favore di coloro che sono stati colpiti dall'evento.



Da Gaza a Ferguson – Per trovare un'altra variazione sul tema bisogna spostarsi dalla costa Ovest degli Stati Uniti al Medio Oriente, più precisamente a Gaza. Qui il giornalista Ayman al Aloul ha inventato la Rubble Bucket Challenge. “Rubble” in inglese significa detrito, ovvero qualcosa che in questo periodo, dopo i bombardamenti dell'esercito israeliano, in zona si può reperire più facilmente dell'acqua. Certo versarsene addosso una secchiata può essere meno rinfrescante ma la causa è egualmente buona: mostrare sostegno al popolo palestinese. E per farlo, dice Ayman al Aloul, non servono soldi ma posizioni espresse sui social network.



Il conflitto a Gaza non è l'unico fatto di cronaca che ha ispirato una modifica alla IceBucketChallenge. Anche la vicenda di Ferguson, dove un giovane è stato ucciso dalla polizia, ha fornito lo spunto per la Bullet Bucket Challenge. Protagonista l'attore Orlando Jones che, dopo avere osservato quanto accaduto nella cittadina del Missouri, ha deciso di rovesciarsi addosso un secchio di proiettili (“bullet” in inglese) sfidando se stesso a “ascoltare senza pregiudizi, amare senza limiti, e contrastare l'odio”.

Allarme siccità – Inondarsi di acqua ghiacciata può essere spiacevole. Ma ritrovarsi coperti di birra e di polvere è forse peggio. Chi ci invita a raccogliere la sfida e a sottoporsi a questi “bagni” sono alcuni cittadini della California, stato colpito da tempo da una grave siccità sulla quale, dicono i promotori, dell'iniziativa bisogna porre il più possibile l'attenzione. E siccome, appunto, l'acqua da quelle parti e di questi tempi è più preziosa che mai meglio usare altri elementi per dimostrare la propria solidarietà.





Infine, c'è chi ha avanzato una proposta ancora più radicale. Quale? Non usare niente. Nella NoIce Bucket Challenge il giornalista di Slate Will Oremus invita tutti a donare denaro alla causa preferita senza bisogno di acqua ghiacciata o di altro. “Non è una cosa per cuori deboli”, ha scritto. “Richiede il reale coraggio di dare via i propri soldi duramente guadagnati senza la promessa di ricevere in cambio decine di like su Facebook”. A pensarci bene, forse non ha tutti i torti. Proviamo?