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30 settembre 2017

Cosa distingue le top model degli anni '90 da quelle del 2017?

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Naomi Campbell, Emily Ratajkowski, Bella Hadid, Claudia Schiffer

La rete ha cambiato tutte le professioni: quelle manuali, quelle intellettuali, quelle artistiche, e ovviamente non poteva non influire anche sul mondo della moda e sulla categoria d’élite dell’industria fashion. Quella delle supermodelle.

Naomi, Claudia, Cindy, Kate, Christy, Linda. Winnie, Hailey, Kaia, Kendall, Bella e Gigi. Le prime fanno parte della generazione di top model degli anni ’90, le seconde sono le supermodelle dei nostri tempi. Cos’è che le distingue, come sono cambiate le passerelle e le richieste del mondo della moda?

L’era delle socialite e delle It Girl

Ultimamente si sente molto parlare della differenza che c’è oggi con il mondo della moda di un tempo. Se molti cambiamenti sono stati accolti con positività dal grande pubblico – come l’avvento delle modelle curvy e l’adeguamento degli stilisti a taglie più standard – altri invece fanno ancora storcere il naso ai puristi delle passerelle. Uno dei leitmotiv che piace tanto ripetere alle persone, è che ragazze come Bella Hadid, Gigi o Kendall Jenner, sfilano sulle catwalk non perché siano delle vere top, ma solo grazie alle loro famiglie e all’uso intelligente che hanno fatto dei social network, attirando verso di loro un pubblico di teenager che ovviamente fa gola al mercato dell’industria fashion. Il lavoro di una top oggi non è solo sfilare sulla passerella o raggiungere un certo numero di copertine, né posare esclusivamente per servizi fotografici e presentare le collezioni di grandi stilisti. Consiste anche nel pubblicare foto su Instagram, incantare l’obiettivo del fotografo e farsi un selfie per i fan, è lavorare con Versace e rilasciare interviste in cui mostrano di essere anche loro delle semplici teenager. Insomma, come tutte le cose anche il mondo della moda cambia e, anche se a qualcuno possono non piacere, non sempre i cambiamenti sono negativi.

Le supermodelle degli anni ‘90

«Non ci alziamo per meno di 10mila dollari al giorno». Con questa frase di Linda Evangelista possiamo ben riassumere cosa voleva dire essere una modella negli anni ’90, ai tempi di Naomi Campbell, Claudia Schiffer, Kate Moss, Cindy Crawford e Christy Turlington. Sono stati Gianni Versace e Azzedine Alaïa a creare la categoria delle supermodelle, donne che sembravano provenire da un altro mondo e che incarnavano l’ideale stesso della perfezione assoluta. Pagate cifre esorbitanti, erano – e sono – viste come le donne più belle del mondo.

Dalla celebrazione della perfezione all’esaltazione dei difetti

Le top model di oggi invece, non sono senza difetti: le supermodelle non devono avere la pelle senza imperfezioni, un corpo statuario e un viso che sembra scolpito nella porcellana. Basti pensare ad Ashley Graham, prima top model curvy, che sfoggia la cellulite e sfila per gli stilisti più importanti. O a Winnie Harlow, la modella con la vitiligine che è richiesta dalle maggiori case di moda. Se un tempo era la perfezione quello che si voleva in passerella, oggi invece si ricerca l'autenticità: è l’imperfezione che viene esaltata e incoraggiata, dando modo a tutti i tipi di bellezza di potersi esprimere e trovare il loro posto nel mondo della moda, un tempo appannaggio esclusivo di una piccola parte della popolazione e che tagliava fuori chi non rispondeva perfettamente a determinati canoni estetici. Oggi Donatella Versace lavora con Bella e Gigi Hadid, due delle modelle/socialite più famose dei nostri tempi, e con Kaia Gerber, la figlia di Cindy Crawford, reduce dal suo esordio alla Fashion Week. Negli anni ’90 è stato suo fratello Gianni ad inaugurare l’era delle top model, e nel 2017 Donatella porta avanti questa tradizione rinnovandosi e al tempo stesso celebrando il passato. Come abbiamo potuto ammirare alla Milano Fashion Week, dove le supermodelle più famose di tutti i tempi hanno sfilato ancora una volta, accanto alle nuove socialite.

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