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01 marzo 2009

Madeleine Peyroux: “Canto per salvare Venezia”

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Madeleine Peyroux

La cantante jazz americana ha suonato al Teatro La Fenice a sostegno delle attività di restauro della città lagunare. Sul palco ha presentato i brani del nuovo album "Bare Bones", in uscita il 10 marzo 2009. Leggi l’intervista

di Marco Agustoni

Madeleine Peyroux, cantante americana che ha cominciato la sua carriera suonando per le strade di Parigi e che col tempo si è conquistata una fama internazionale, fino ad aggiudicarsi nel 2007 il titolo di miglior artista jazz ai BBC Jazz Awards, è impegnata in questi giorni nella promozione del suo nuovo disco, Bare Bones, in uscita il 10 marzo 2009. Nel mentre, però, ha trovato il tempo per dedicarsi a una giusta causa e, la sera di giovedì 26 febbraio 2009, si è esibita al Teatro La Fenice di Venezia in un concerto a favore di SMSVenice, progetto che mira alla raccolta di fondi per il restauro della città lagunare. Siamo riusciti a parlarle poche ore prima che salisse sul palco.
Puoi dirci qualcosa in più sul significato del suo concerto a Venezia?
"E' un concerto di beneficenza a favore della Fenice e di Venezia, e devo dire che è per me un onore poter suonare per una causa di questo tipo. Ho avuto quest’occasione di salire sul palco dell’Opera, è un teatro stupendo e l’acustica è incredibile. Suonerò dei brani nuovi, ho appena finito di realizzare un nuovo album. Non vedo l’ora di poter suonare queste canzoni per la prima volta e il fatto che ciò accada a Venezia è ancora più stupefacente".
In che modo il suo nuovo album si differenzia da quelli precedenti?
"Quando ascolterete l’album, capirete. È tutto materiale nuovo e sono canzoni di un tipo nuovo. Dovete proprio sentirlo, per capire. È un album molto personale e ci tengo molto, è autobiografico".
Ha cominciato la sua carriera suonando con musicisti di strada. Cosa è rimasto di quest’esperienza nella sua musica?
"Il titolo dell’album, Bare Bones, ha a che fare con tutto ciò. Indica la necessità di scegliere la tua vita, di dare la priorità alle cose più importanti e anche decidere cosa puoi fare senza di loro. Suonare per strada è un’esperienza simile, c’è lo stesso tipo di atmosfera. Condividere arte e poesia con gente che nemmeno conosci e che non giudichi e nei confronti dei quali non hai preconcetti. Questa è stata la mia vita per molti anni, ma in fondo non penso sia cambiata".

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