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15 marzo 2009

Biagio Antonacci, un’anima straordinariamente rock

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Biagio Antonacci

Abbiamo incontrato l’artista milanese a Padova, prima data del suo tour nei palazzetti. Ci ha raccontato e mostrato la sua energia e ci ha anticipato che il nuovo album, previsto per l’inizio del 2010, non sarà di soli sentimenti ma anche di quotidianità

di Fabrizio basso

Biagio Antonacci riparte. Questa volta nei palazzetti. Calato il sipario sul tour teatrale, torna l’animale da palcoscenico che abbiamo conosciuto nell’ultimo decennio. Risale infatti a due lustri fa la sua ultima tournée nei teatri. Poi solo rock ed energia. Questo adrenalico viaggio è scattato a Padova venerdì 13 marzo 2009 e termina a Milano il 9 aprile 2009. Proprio a Padova, poco prima del concerto, lo abbiamo incontrato. Per sapere di più di questo tour (abbiamo assistito anche al concerto, ndr) e del suo futuro. Che prevede un disco di inediti dove, oltre ai sentimenti, scandaglierà la vita quotidiana, nei suoi lati belli e in quelli meno belli.
Quale Biagio Antonacci sta per apparire?
“Non rinnego i sentimenti ma non di solo quelli tratterò. Parlerò di come si vive oggi. Racconterò, dal mio punto di vista, le difficoltà di un uomo e di una madre. Mi soffermerò sull’importanza dell’onestà nei rapporti tra uomo e donna. Ma anche tra amici. Nei rapporti interpesonali”.
Dal palco che Italia si vede?
“Quando canto e osservo il pubblico traspaiono solo gioia e melanconia: una canzone può far sorridere o piangere. Che c’è crisi, che la gente soffre lo capisco dai messaggi che mi giungono via mail o sul mio sito. Una volta mi confidavano vicende personali ora scrivono che manca il lavoro, che non è un problema vedere la fine del mese. Una persona che non conosco mi ha perfino chiesto dei soldi”.
Ecco spiegato perché il prossimo disco, la cui uscita è prevista nei primi mesi del 2010, sarà diverso da tutti i precedenti.
“Richiede tempi più lunghi perché voglio sia più intenso e con più canzoni. Necessitavo di una dose ulteriore di energia per codesto lavoro e il palco era il luogo perfetto per raccoglierla. Il tour intimo nei teatri è stata una esperienza meravigliosa, che mi mancava da tempo, ma nei teatri latita un po’ l’energia. Ma ciò non toglie che sia una esperienza magica: ho messo in scaletta alcuni pezzi vecchi e la gente li cantava, con mio stupore. Ho avuto la conferma, qualora ce ne fosse bisogno, che ho un pubblico preparato. Inoltre mi sono scoperto ironico e auto-ironico. I silenzi che solo un teatro sa donare mi hanno fatto comprendere che in futuro quella potrebbe essere la mia dimensione ideale. Ma in futuro, ora mi occorre energia”.
E questo tour dall’anima rock è davvero tirato. Esasperato.
“Era dai tempi di che non mi proponevo così spudoratamente rock. Sul palco porto soltanto chitarra, basso e batteria. Oltre a me. Ho riarrangiato i brani e quelli che erano già abbondantemente vestiti di rock lo sono divenuti ancora di più. In questo periodo nella mia vita rock è sinonimo di energia. Queste 19 date, che ho voluto singole per ogni città nonostante alcune siano già sold out e si poteva puntare a una replica, sono scevre di effetti speciali. Mi accompagna, in ogni data, un coro di circa 120 fan posizionato alle mie spalle. Sono scelti tramite un concorso di RTL 102.5 e quando rimango solo sul palco, protetto solo dal mio pianoforte, mi supprotano in , e . Da spettatore avrei pagato per essere al loro posto, per avere la stessa visuale dell’artista”.

Il concerto. A scaldare la folla, qualora ce ne fosse bisogno, le note violente di We will rock you dei Queen. Poi si presentano sul palco i musicisti: Saverio Lanza alla chitarra, Fabrizio Morganti alla batteria e Mattia Bigi al basso. Biagio Antonacci emerge pochi secondi dopo sulle note di “Lascia stare”. Indossa una maglietta grigia e un pantalone gessato. Il tutto porta la firma di Giorgio Armani. Ancheggia, vibra, infiamma gli ormoni femminili. Riporta finalmente dal vivo che in alcuni momenti è un talking e gli permette il primo contatto col coro di RTL 102.5. La folla lancia peluche, collane e lui raccoglie. Gli allungano un libro e lo autografa. C’è qualcuno, baciato dalla fortuna, che riesce ad allungargli un biglietto: lo legge e lo pone in tasca. Forse non avrà mai una risposta ma il solo fatto che sia piovuto nelle sue mani è motivo di indicibile soddisfazione. Ci sono tutti i suoi successi. Fa “Il cielo ha una porta sola” con una chitarra tricolore. “Angela” è una corsa costante nei due bracci che lo portano nel cuore del suo pubblico: c’è un cono di luce che lo illumina. Sembra un semidio. E’ di un rock che più rock non si può “Tra e e il mare” (nel frattempo si è preso una pausa e ha sostituito la maglietta con una candida camicia bianca, ndr). Sembra un haitiano tarantolato in “Non è mai stato subito”. Non si ferma: se il rock ha un demone protettore, Antonacci lo custodisce dentro di se e quando attacca “Iris” ne diventa la quintessenza. E’ al bongo in “Quanto tempo ancora”. Invita a cantare “Sognami” non “col cuore né con l’anima ma con lo stomaco, col diaframma”. Emoziona con “Fiore” che è “la prima canzone in assoluto che ho registrato”. Qualcuno riesce ancora a restare seduto ma per Biagio Antonacci è inconcepibile: e allora quando è il momento di “Pazzo di lei” ordina a tutti di ballare. Con “Convivendo”. La serata termina. A gran voce viene invocato sul palco è lui non si lascia pregare più di tanto. Saluta con “Aprilia” e “Liberatemi”. Sfinito ma felice.

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