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03 aprile 2009

Marta Romagna: da fan di Heather Parisi a prima ballerina

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Marta Romagna in La Bayadère. Archivio fotografico fondazione Teatro alla Scala, foto Marco Brescia

Intervista alla stella del Teatro alla Scala, che ha debuttato a soli 19 anni nel ruolo di Giulietta accanto a Roberto Bolle. Oggi aspetta un bimbo: "Non c’è spettacolo che tenga di fronte alla maternità"

di Chiara Ribichini

E’ la prima ballerina del Teatro alla Scala. Presto sarà anche una mamma. Marta Romagna ha deciso di aver un figlio a 34 anni, in piena carriera. “Non c’è spettacolo che tenga di fronte all’arrivo di un bimbo”, confessa. Poche parole che lasciano trasparire la personalità che si nasconde dietro quel corpo statuario che ha incantato gli spettatori non solo della Scala, ma di tutto il mondo.
La incontriamo nel suo camerino. Ci accoglie con un sorriso. E’ immediata la percezione della sua umiltà e semplicità. Due doti che solo i grandi possiedono. Capelli raccolti, viso pulito, indossa un vestitino grigio. Nella stanza, che divide con l’altra prima ballerina del teatro Gilda Gelati, ci sono i tutù, le punte, ma soprattutto tante foto, sia degli spettacoli sia della sua famiglia.
Marta parla della sua vita come se fosse la più normale del mondo. Eppure non è così. E’ la prima ballerina del più importante corpo di ballo italiano. Il suo primo ruolo da protagonista lo ha avuto a soli 19 anni interpretando Giulietta accanto a Roberto Bolle. Ha danzato nei maggiori teatri internazionali. Ha ereditato il patrimonio artistico e l’esperienza di Alessandra Ferri, che per lei è stata un modello di riferimento ma anche un’amica a cui chiedere oggi persino consigli sulla maternità.
“Sono stata fortunata” ripete più volte, quasi a voler giustificare la sua carriera incredibile. Fortuna, ma anche tanta bravura e impegno. Quel senso del sacrificio, quella disciplina che ha caratterizzato la sua vita da sempre, da quando a 10 anni mise piede per la prima volta nella scuola di ballo più prestigiosa d’Italia.

Come hai iniziato?
Per caso. Venivo dalla ginnastica artistica. Di danza non ne sapevo niente, né io né i miei genitori (il padre è un chimico biologo e la madre contabile, ndr). Mi piaceva da morire Heather Parisi. Quando c’era lei in televisione io ballavo nel salotto di casa. Così, mamma mi ha portato a fare il provino alla Scala. Ero una bambina, giocavo ancora con le bambole. Mi sono ritrovata in una scuola durissima. Devo tutto alla mia prima insegnante, che è stata molto mamma e allo stesso tempo una psicologa. Mi ha insegnato a trovare la forza per affrontare i sacrifici che quest’arte richiede. Ho capito subito che la danza sarebbe diventata la mia vita.

Hai mai avuto un momento di difficoltà?
No, mai. Forse mi ha aiutato il mio carattere, quella spensieratezza (che a primo impatto può essere scambiata per superficialità) che mi permette di affrontare con leggerezza una professione tanto dura. Ma sono stati fondamentali anche i miei genitori. Ogni volta che avevo una crisi loro erano lì, accanto a me, senza mai fare pressioni. Ogni estate ci sedevamo ad un tavolo in giardino e mio padre mi rivolgeva la stessa domanda: sei sicura di voler andare avanti? Erano preoccupati perché nessuno poteva sapere come sarebbe andata a finire. Alla Scala se vieni bocciata devi abbandonare la scuola.

Hai passato un’adolescenza sulle punte
. Cosa ti è mancato?
Avevo tanti amici fuori ma non avevo tempo di frequentarli perché, dopo la scuola, spesso eravamo inseriti negli spettacoli del corpo di ballo. Ma a me non pesava, mi piaceva così tanto. Io ho accettato tranquillamente la disciplina, il rigore, i sacrifici richiesti da questa scuola. L’unica cosa che mi è mancata, forse, è stata il motorino (confessa ridendo). Ci era vietato per paura che con una caduta potessimo farci male.

Qual è stato il momento più bello della tua carriera?

Il primo spettacolo da protagonista, ma anche la nomina a prima ballerina. Ho tanti ricordi belli. I ruoli che preferisco sono Giulietta e Manon. Adoro le tragedie… solo sul palco, però.

Sei anni fa eri ospite con Roberto Bolle alla giornata di inaugurazione dell’anno scolastico a Roma. Ricordo che prima dell’esibizione hai infilato le punte e, con indosso un paio di jeans e tenendo tra i denti gli occhiali da sole, hai provato alcuni giri lasciando tutti senza parole. Ti viene tutto così naturale?
Avevo Roberto che mi teneva… e poi in realtà io sono un po’ incosciente (osserva cercando quasi di giustificare la sua bravura). Ho sicuramente alcune doti fisiche e non ho paura a buttarmi. Ma ho lavorato tanto. Ogni giorno devi dare il 100% perché se una volta dai di meno, l’indomani devi recuperare e inizia a diventare complicato.

La danza è per tutti?
No. Sono indispensabili non solo doti fisiche, ma anche caratteriali. Devi essere forte, aperto ad apprendere, ad ascoltare e devi avere fiducia in chi ti segue. Oggi ringrazio questa scuola di vita perché mi aiuta nel lavoro. Ho imparato a non offendermi per parole poco gentili e a non rispondere mai.

Marta sorride, scherza, ironizza sulla sua vita e sul suo carattere. E si accarezza la pancia. Come vivi la trasformazione del tuo corpo?
Benissimo. Certo, i primi due mesi “esplodi” ed è strano sentire stringere i body e le tutine e non riuscire a chiudere la quinta (posizione dei piedi, ndr). Ora che si inizia a vedere la pancia sono contenta. E mi preparo alla nascita di mio figlio guardando i parti su YouTube e frequentando i blog sulla maternità.

Hai annunciato la maternità sul tuo sito. Che rapporto hai con i tuoi fan internauti?
Sono tenerissimi. Ci sono molte ragazze giovani, ma anche dei maschietti. Alcuni li conosco personalmente. Uno di loro è stato preso alla Scala. Mi fanno domande di ogni tipo: dagli esercizi che possono fare per allungare i muscoli o per alzare di più le gambe alle informazioni sui miei prossimi spettacoli. E, quando vengono a vedermi, il giorno dopo trovo le recensioni sul sito!

Al Teatro alla Scala hai trovato anche l’amore…
Ho conosciuto Alessandro Grillo (primo ballerino del Teatro alla Scala, ndr) quando avevo 14 anni. Ci conosciamo da sempre. Ci siamo ritrovati 8 anni fa e ora abbiamo deciso di fare un bimbo. Abbiamo tanti ricordi comuni. Lui è molto simile a me come approccio alla danza e abbiamo tanti interessi in comune: il golf, il piacere di stare a tavola con gli amici. Io adoro cucinare. Ho imparato da mia mamma. Sono sempre stata in cucina con lei, la guardavo e imparavo.

Qual è il tuo rapporto con il cibo?
Non ho mai fatto una dieta in vita mia. Quando fai sei ore di attività al giorno hai bisogno di mangiare altrimenti non rendi e finisci ultima della fila.

Nei forum spesso le ragazze si chiedono se la danza classica possa portare al rifiuto del cibo nel desiderio di raggiungere un fisico longilineo. C’è un rischio anoressia dietro la “sbarra”?
Non ho mai visto qui alla Scala ballerine che hanno sofferto di questa malattia Ci hanno insegnato a mangiare in modo corretto già a scuola. C’erano delle educatrici che ci accompagnavano a mensa. Tutte le mie colleghe mangiano. Con la foglia di insalata non stai in piedi, ti strappi, puoi farti male, non è possibile.

Tuo figlio farà il ballerino?

Speriamo di no! E’ una vita difficile. Devi essere molto bravo ma anche molto fortunato. Devi trovarti nel posto giusto al momento giusto. Quando io sono entrata in compagnia era appena arrivato un direttore del corpo di ballo che ha sconvolto tutte le gerarchie dando spazio ai giovani. Così ho avuto la possibilità di diventare prima ballerina. Se fossi entrata un anno dopo, magari sarei rimasta ballerina di fila e la mia vita sarebbe stata diversa.

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