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19 settembre 2011

Ivan Segreto mette le cose in Chiaro

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Ivan Segreto (foto di Giovanni Pitscheider)

Dopo quattro anni di silenzio in cui ha rivoluzionato la sua carriera musicale, il cantautore siciliano torna con un nuovo album intitolato Chiaro e si toglie qualche sassolino dalla scarpa. LEGGI L’INTERVISTA E GUARDA LE VIDEOANTEPRIME DEI BRANI

di Marco Agustoni

Il 27 settembre esce Chiaro, ultimo disco del cantautore siciliano Ivan Segreto, che dopo l’esperienza con una major ha deciso di rivoluzionare la sua carriera musicale e di cominciare a fare da sé. Chiaro è anticipato dal singolo Ristoro e da una serie di teaser, ovvero di video-anticipazioni di alcuni brani dell’album. Ne abbiamo parlato con lui nel corso di un’intervista.

Questo disco arriva a quattro anni dal precedente, che in termini discografici non sono pochi: nel frattempo cosa è accaduto?
Di fatto ho rivisto completamente il mio percorso professionale.  So che quattro anni sono molto tempo, ma non siamo riusciti a fare prima. Ho scelto di sganciarmi dalla mia ex casa discografica e in questo modo ho dovuto riorganizzare tutto, chiedendo una mano a quelle persone che oggi sono i miei più stretti collaboratori. È stato un periodo molto duro e difficile ma affrontato con umiltà, estremo entusiasmo e creatività. Mi sono sentito un ragazzino…

Musicalmente cos'è cambiato, con Chiaro, rispetto al passato?
Credo che la cosa più evidente sia una ricerca di ricchezza e varietà timbrica, possibile grazie al tempo che ho potuto dedicare alla post-produzione, prima impensabile per questioni di tempo. Questa volta non ho avuto nessuna scadenza, nessuna pressione, e tutto il tempo per cercare, aggiustare, sistemare…



Chiaro ha segnato per te un allontanamento dalla discografia per così dire tradizionale: come mai questa scelta?
È stata per così dire una scelta obbligata ed indispensabile, perché molto di ciò che oggi viene associato alla musica è veicolato dalla televisione e dai suoi relativi format, non c’è spazio per una visione alternativa del suono e del suo contenuto. Tutto è trito, logoro e ammuffito e per quanto si cerchi di lustrarlo e di renderlo fresco, suona spesso come un’unica, eterna canzone che non ricordi più quando è cominciata e di cui non riesci a intravedere la fine. Se a questo aggiungi che hai costruito gli inizi della tua carriera nel pieno del declino delle vendite di dischi e nella conseguente mancanza di interesse da parte delle etichette italiane verso progetti poco commerciali, hai chiuso il cerchio. 

Il disco è stato per te, invece, un ritorno alla Sicilia e a Sciacca?

Il ritorno alla mia odiata e amata terra è stato il primo tassello del nuovo lavoro per diversi aspetti. Il più importante è senz’alcun dubbio il fatto di avere acquisito il tempo e lo spazio per riflettere e lavorare. Qui ho potuto costruire un piccolo studio confortevole e commisurato alle mie necessità e grazie a questo ho potuto lavorare alle idee che avevo in mente. Ho fatto viaggiare tutti, il mio produttore da Parigi, il fonico da Milano, i musicisti da New York ed io qui, a Sciacca, in provincia di Agrigento… è stato un grande schiticchio, come si dice dalle nostre parti, una festa in cui si mangia, si beve, si raccontano delle storie e si suona fino a tardi.



L'album ha anche un corrispettivo video nei filmati che presentano alcune delle canzoni: si tratta di una semplice aggiunta o di un vero e proprio completamento?
Mi sto occupando di costruire uno spettacolo che abbia una maggiore ricchezza emotiva e spesso le immagini completano lo spettro espressivo, per cui sto collaborando con alcuni videomaker.  A breve usciranno anche dei video musicali di alcuni brani dell’album che svilupperanno le prime suggestioni suggerite dai teaser.

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