30 gennaio 2012

I testimoni di Ruggeri

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Enrico Ruggeri

Esce un album che raccoglie 14 canzoni di Enrico scelte e interpretate da altri artisti. Con Lui come ospite vocale. Ecco il suo racconto di questo specchio deformato. Leggi l'INTERVISTA

di Fabrizio Basso

Un tributo curioso, insolito, originale a Enrico Ruggeri. Con lui consapevole protagonista. Quattordici artisti si sono dati appuntamento in un disco per cantare altrettanti brani di Enrico Ruggeri. Che ha duettato con loro sempre. Il disco si intitola Le canzoni ai testimoni ed è proprio Ruggeri che ce lo racconta.

Enrico Ruggeri, come nasce Le canzoni ai testimoni?
E’ una caso di discografia lungimirante. E’ la prima volta, per quella che è la mia esperienza, che un progetto nato in seno a una major prende corpo. Devo dire grazie a Sara Potente di Universal.
La scelta dei brani?

L’hanno fatta gli altri. La mia discografia ammonta a 29 dischi ognuno con un suo suono e una sua linea editoriale: ce n’era da scegliere.
Bella soddisfazione.
E’ la testimonianza di quante cose diverse ho fatto nella mia vita. E che molte vecchie canzoni sono attuali.
Tipo?
Bugo ha scelto Il lavaggio del cervello che 30 anni fa parlava di quanto la televisione potesse condizionare la vita. Ciò che cantavo ha superato ogni aspettativa.
La caratteristica principale di questo progetto?
Il sound. Ogni artista ha vestito le mie canzoni col suo suono.
Paura per qualche scelta?
All’inizio Quello che le donne non dicono fatta da L'Aura mi ha preoccupato. La hanno cantata tutte le artiste italiane. Mi sono ricreduto, Ne è venuta fuori una canzone molto garbata. Bella.
Il singolo è Tenax fatto dai Serpenti.
E’ una delle canzoni che non ho praticamente mai cantato.
I Marta sui Tubi fanno Contessa.
Una canzone che in 30 anni ho suonato almeno in dieci modi diversi.  E questo è un altro ancora.
Ma è vero che era dedicata a Renato Zero?
Falso ma non ho mai smentito. All’epoca eravamo innamorati di Malcom McLaren
E Tanti Auguri?
Una sconosciuta canzone dei Decibel
Li conosce tutti i suoi interpreti.
Certo e sono musicisti che vanno al sodo. E’ finita l’epoca che si stava quattro mesi in studio.
La crisi incide, eh?
Però la crisi sviluppa anche la creatività.
Come definirebbe questo disco?
Un bello specchio deformato sulla mia musica.

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