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08 febbraio 2012

Professor Green, un rapper al Festival di Sanremo

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Professor Green (foto: Getty Images)

L’mc londinese esce con il suo secondo disco, At Your Inconvenience, in cui duetta con Dolcenera. Che se lo porta sul palco del Festival, per cantare la versione inglese di Vita spericolata. LEGGI L’INTERVISTA

di Marco Agustoni

Stephen Paul Manderson, al secolo Professor Green (il nome deriva dal fatto che da giovane vendeva marijuana, anche se, ci tiene a specificare, ora non lo fa più e fuma giusto un paio di volte all’anno), in Inghilterra è già una superstar. Il suo primo disco, Alive ‘Til I’m Dead, è stato un successone, ha lavorato con gente come Lily Allen, Emeli Sandé e The Streets e i media hanno cominciato a parlare di lui come “l’Eminem inglese” (anche se in realtà il paragone lascia il tempo che trova). Ora è il tempo delle conferme con At Your Inconvenience, secondo album in cui nella versione italiana duetta con Dolcenera in Read All About It. E questa, forse per sdebitarsi, lo porta con sé sul palco del Festival di Sanremo, per cantare la cover inglese di Vita Spericolata di Vasco.

Il titolo del disco ne chiarisce subito l’attitudine…
Ho deciso di chiamarlo At Your Inconvenience (ndA: su per giù “A vostro scomodo”) per sottolineare che non intendevo conformarmi alle aspettative degli altri. Nell’hip hop di solito devi dimostrare di essere figo, di avere un sacco di soldi e via dicendo. Ma io non sono questo, per cui ho voluto chiarire che non era di questo che avrei parlato.

Rispetto all’esordio, si tratta di un disco più introspettivo. Cos’ha determinato questo cambiamento?
Già le ultime tracce del primo disco contenevano i semi di questo cambio di tono, è come se facciano da ponte tra il mio esordio e At Your Inconvenience. Il fatto è che il successo mi ha permesso di osare di più, mi sono sentito sicuro di me e ho saputo aprirmi di più. Dal mio punto di vista è un’evoluzione.

E del duetto con Dolcenera in Read All About It cosa ci puoi dire?
Mi è piaciuto moltissimo il contrasto che si sente nella canzone tra l’italiano e l’inglese. Anche se non capisco le parole della parte di Dolcenera, l’effetto è molto potente. Quando l’ho vista la prima volta, sono rimasto stupito dal fatto che una voce così potente potesse venire fuori da una persona così piccola!

Al Festival di Sanremo duetterai con lei nella cover inglese di Vita spericolata: come avete scelto il brano?
Me ne hanno fatti ascoltare un po’ e questo era quello che mi ha colpito di più, anche perché il testo, almeno nella traduzione inglese, parla di prendere quello che vuoi dalla tua vita. E questo mi piace.

Non ti preoccupa il fatto che Sanremo sia un festival di muscia melodica, quindi piuttosto lontano dal tuo background?
No, anzi, sono contento di affrontare questa sfida. Mi hanno detto che è un festival importantissimo, qui da voi, ma io prima non lo conoscevo. Quindi devo dire che ci vado piuttosto tranquillo.



Tornando al disco: in Doll parli del tuo rapporto conflittuale con i giornalisti. Ti è pesato trovarti al centro dell’attenzione, dopo il tuo esordio?
La stampa inglese è sempre molto concentrata sui pettegolezzi e mi sono ritrovato a un punto in cui qualsiasi cosa io dicessi, veniva riportata da tutti i giornali. Il mio però non vuole essere un attacco, anche perché non mi lamento certo di avere raggiunto il successo. È solo una constatazione di come funzionano le cose.

Tu hai cominciato come freestyler. Trovi che per un mc sia una gavetta necessaria prima di registrare un disco, cimentarsi con il freestyle?
Non necessariamente: ci sono rapper grandiosi che non sono capaci di fare freestyle. Dipende dall’impostazione personale: c’è chi parte dal testo, mentre io quando scrivo devo improvvisare e farmi prendere dal flow.

Un’artista con cui ti piacerebbe collaborare?
Mi piacerebbe tantissimo lavorare con i Prodigy, per fare qualcosa di veramente sporco e chiassoso!

Altri propositi per il futuro?
Sto imparando a suonare il piano, più che altro per riuscire a comporre meglio la mia musica.

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