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13 marzo 2012

Evoluzione della specie 'Dolcenera'

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L'artista salentina Dolcenera - © Flavio Frank

Il 2011 è stato un anno molto positivo per l’artista pugliese e il 2012 si preannuncia altrettanto pieno di successi ma anche di sfide: in primis il sondaggio tra hip hop e pop che la vede schierata col pop. LEGGI L’INTERVISTA E GUARDA LA FOTOGALLERY

di Linda Avolio

Esprimi la tua preferenza: sei pop o hip hop?


Emanuela Trane, questo il vero nome di Dolcenera, è un’artista eclettica che guarda sempre avanti, una “freccia nel futuro” per citare le sue stesse parole prese dal brano Il sole di domenica. Il pezzo portato a Sanremo, Ci vediamo a casa, farà parte della colonna sonora dell’omonimo film di Maurizio Ponzi che sarà nelle sale ad aprile. E' da qui che parte la nostra intervista.

Ci vediamo a casa suona come un grido d’accusa sulle difficoltà di avere un luogo proprio. Cosa è la casa per lei? Cosa rappresenta emotivamente e concretamente?
La casa è sempre stata il primo bisogno, oltre al cibo, è il posto che ti fa sentire protetto dalle difficoltà del vivere. Quindi comprare una casa è quel passaggio di vita che ti porta in un altro momento, è importante per la crescita. Io l'ho vissuto su di me e attraverso le esperienze dei miei amici: e sentire tante storie di difficoltà e preoccupazioni che si trascinano per lungo tempo, a volte tutta la vita, col mutuo a 20/25 anni, sono cose che incidono tanto sulla serenità e sulla creatività, nelle scelte di vita e nello stile di vita di una persona.

Ci vediamo a casa farà parte della colonna sonora dell’omonimo film di Maurizio Ponzi. Da chi è partita l’idea?
Io stavo scrivendo la strofa della canzone, e un giorno Ponzi mi chiama e mi dice che ha girato questo film che parla di tre coppie che hanno appunto difficoltà a trovare casa per svariati motivi. Mi ha chiesto di scrivere un pezzo per la colonna sonora, e io gli ho detto che stavo proprio componendo una canzone su quell’argomento. E’ stata una coincidenza di pensiero.

In precedenza ha sostenuto che un album è un insieme di parti che vanno a formare un tutt’uno in modo organico, e che le canzoni sono un pò come i capitoli di un romanzo. Quale è la linea guida, il progetto creativo alla base di Evoluzione della Specie?
La scintilla è stata sicuramente il voler provare a fare qualcosa di nuovo, di diverso. Dal punto di vista delle sonorità mi sono buttata sulla contaminazione, soprattutto con l’elettronica, che in quel periodo mi appassionava tantissimo. E poi volevo che Evoluzione della specie suonasse in modo particolare anche a livello di ritmica, perché mi sono anche data allo studio della batteria.

E riguardo le tematiche e i testi?
Lì è successa una cosa particolare: dopo aver scritto tutti i testi mi sono accorta che c’era un filo conduttore: la rabbia per questo momento storico e la ricerca di risposte. Da una parte c’era quindi questo malessere percepito non solo da me ma proprio a livello sociale, dall’altra la voglia di pensare positivo, di riscattarsi. E poi chiaramente c’è l’amore, ma non è mai un amore astratto, è sempre contestualizzato.

Quale canzone del disco la rappresenta maggiormente?
Ci vediamo a casa, che è un po’ la sintesi di quanto detto prima, di questo desiderio di reagire e combattere per il proprio futuro.

Com’è nata la collaborazione con il rapper britannico Professor Green, che si è esibito con lei anche a Sanremo?
Facciamo parte della stessa casa discografica e ogni tanto ci sono incontri tra artisti della stessa scuderia. Ero andata a Londra e tramite la EMI ho conosciuto Stephen (vero nome di Professor Green). Cè stata la promessa di una collaborazione che si è concretizzata quando è stato il momento del debutto italiano di Read all about it, che nella versione inglese e cantata da Emelie Sandè, mentre in quella italiana, Tutto quello che devi sapere, è cantata da me. Tra l’altro è un pezzo molto impegnativo, profondo, perché parla del suo rapporto con il padre, morto suicida nel 2008.

Ha all’attivo cinque album, e il primo singolo, Solo Tu, è del 2002. Durante questo periodo il suo stile si è evoluto: a proposito di evoluzione, come si vede tra dieci anni?
Spero di scrivere ancora molte canzoni, di fare altri album e di esibirmi. E magari di collaborare  con altri artisti! Però mi piacerebbe anche dedicarmi al “dietro le quinte”, in studio, magari come produttrice.

Evoluzione della Specie ricorda Sorriso Nucleare, il suo primo disco, in quanto a tematiche, in particolare due canzoni, Ansia Metafisica e la title track. Qual è, se effettivamente c’è, il filo che lega il suo primo lavoro all’ultimo?
In dieci anni ovviamente la scrittura cambia, si evolve, ma l’istinto alla fine è sempre lo stesso. Ci possono essere scelte stilistiche diverse, ma i temi tornano, l’urgenza di dire, di raccontare è sempre quella. Appunto, non c’è un cambio di rotta, ma casomai un approfondimento dei discorsi iniziati anni prima, quindi sì, ci sono sicuramente dei punti di contatto tra il mio primo disco e l'ultimo.

I suoi testi sono sempre molto belli, profondi, ricercati. Ha ma pensato di darsi alla scrittura?

In realtà mi sto già dando alla scrittura da un po’ di tempo, più che altro racconti. Solo che poi spesso tutto tende a convogliare nella forma musicale, si torna sempre lì! Però posso dire che ultimamente mi sto cimentando nella scrittura di un giallo…vedremo!

Qual è quella canzone che ogni volta che sente le fa pensare “cavolo, questa avrei proprio voluto scriverla io!”?
Sicuramente Life on Mars di David Bowie. Perché ha una scrittura potente, epica, maestosa, “che si innalza a cattedrale”…non saprei come definirla in altro modo!

Viaggiamo di fantasia. Se non fosse Dolcenera chi sarebbe oggi Emanuela Trane?
Realisticamente un ingegnere (ndr dopo il liceo si è iscritta alla facoltà di Ingegneria Meccanica a Firenze), ma penso che mancherebbe comunque qualcosa, ci sarebbe sempre una parte di me alla ricerca di qualcos’altro.

E' molto attiva su Facebook e Twitter e disponibile con i fan: qual è la cosa più bella che uno di loro le ha detto? O quella che le ha fatto capire che quello che stava facendo era davvero la cosa giusta?
All’inizio il rapporto con i fan non è semplice, devi abituarti a tutto questo affetto, perché può spaventare. Adesso adoro incontrare i miei fan e mi piace tantissimo quel clima di condivisione di un’emozione che viene a crearsi, quella connessione del pensiero. Sì, più che una singola cosa direi che è questo che mi piace del rapporto con il mio pubblico e che mi fa capire che questa è la strada giusta: quando sento quell’energia.

Dopo Evoluzione della specie ‘uomo’ possiamo aspettarci  Evoluzione della specie ‘donna’?

In realtà la controparte femminile di Evoluzione della specie ‘uomo’ c’è già, ed è Dagli occhi di una donna. Tra l’altro quella canzone (ndr si riferisce a Evoluzione della specie ‘uomo’) è nata in due minuti, d’istinto, e alla fine mi sono chiesta se lasciarla così o magari lavorarci ancora sopra.

Alla fine che ha deciso di fare?
L’ho lasciata così.

Cosa vede nel suo futuro?
Magari un po’ di riposo. Tra aprile e maggio ci sarà il tour teatrale e poi la tournée estiva, trovate tutte le informazioni sul mio sito ufficiale, vi aspetto!

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