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19 marzo 2012

Pino Daniele: "Salviamo l'arte"

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L'artista napoletano esce con "La grande madre" disco di inediti che racconta le anime blues e jazz, italiane ed europee. Dodici canzoni che fanno sognare e pensare. Leggi l'INTERVISTA E GUARDA IL SERVIZIO DI SKY TG24

di Fabrizio Basso

Due anime che si incontrano. Quella blues e quella jazz. Quella europea e quella italiana. E a fare da collante Napoli. La città che Pino Daniele tanto ama e che intride le sue musiche anche quando non canta il dialetto. Si intitola La Grande Madre il suo ultimo lavoro ed è il primo che si auto-produce. Sky.it lo ha incontrato in occasione della presentazione di questo album ricco e complesso, suadente e soave.

Pino Daniele poco napoletano ne La Grande Madre.
Temo il confronto col passato.  Ma quando mi viene non le reprimo, come con 'O Fra.
Difficile la lingua, eh?
Ormai ho superato lo scrivere in italiano o inglese.
Basta pensare alla collaborazione con Eric Clapton.
Quando, nell'estate 2011 a Cava dei Tirreni gli ho chiesto di fare la sua Wonderful Tonight con l'inglese non me la cavavo granché e dunque la ho tradotta in italiano.
Ogni sua canzone è un viaggio.
Lo conferma la cover del disco: sono sempre pronto a partire con la mia chitarra.
Nelle canzoni si legge un senso di smarrimento.
E' vero. Io e quelli della mia generazione non ci troviamo in QUESTa società senza valori.
Cosa non va?
L'Italia è un paese d'arte ma non si investe. I media dovrebbero trasmettere anche emozioni e non solo parlare di fatti.
Ma la gente ha ancora voglia di arte?
Molto e la sa riconoscere. In Germania hanno premiato i fratelli Taviani e negli Usa The Artist perché hanno letto in entrambi i casi l'arte.
Cosa le manca della sua Napoli?
Eduardo, Troisi e l'esperienza di Napoli Centrale. Per citare tre esempi.
Questo è il suo primo disco auto-prodotto?
Era stufo di confrontarmi con persone che non capiscono di musica. Mi sono consultato con Renato Zero che mi ha spiegato e convinto.
Oggi è facile fare musica?
Ci sono meno opportunità di una volta. Si è moltiplicata la competizione.
Che bisogna fare?
Studiare di più. Non bisogna correre per essere i migliori bensì per trovare un modo originale per farsi riconoscere.
Searching for the Water Life sostiene la onlus Save the Children.
E' il minimo. Spero di poter andare in Africa da questi bambini un giorno. Ma già oggi dico che anche solo mille, millecinquecento euro sono un dono prezioso.

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